Storie

✍️ chi pur ieri cantava

Se all’epoca, in quella fase della vita in cui buona parte dei sogni sono solo occulte velleità, gli avessero detto come sarebbe andata a finire, avrebbe riso di gusto. Sganasciato, persino, e anche a lungo. Poiché impossibile potesse finire tra le fila di coloro le cui sembianze o carattere preannunciavano un’esistenza grama e un’avvenire scialbo. Figuranti da schernire, appunto. 

Il brillante studente, dunque, sempre curato nell’aspetto e convinto di far del mondo un sol boccone, procedette con lena senza preoccuparsi dell’uomo e convinto di asservire il contesto, come se tutto dovesse dipendere esclusivamente dalla sue doti, e dal favore che il destino riserva ai volitivi, agli scaltri. Ai vincenti, insomma. 

A testa bassa e coi paraocchi, quindi, procedette lungo la sua strada fino a raggiungere la prima meta prefissa. Sorretto dalla gioiosa certezza di un futuro radioso. Perciò, chi l’avesse osservato, a quel tempo, avrebbe di certo visto il volto estasiato dell’onnipotenza.

Come tutti, non appena ne ebbe l’opportunità, fece come tutti: si sposò. Per chiudere il cerchio della consuetudine propedeutica alla realizzazione . Solo che aveva fatto i conti senza l’oste. Il matrimonio si rivelò un errore madornale quanto incomprensibile e, di fatto, dalle bombe di quella guerra  nacque un individuo stremato da insanabili incompatibilità, privato della serenità e ingobbito nel vano quanto inutile tentativo di sorreggere quel peso spropositato, intollerabile a cui non poco aveva contribuito, e a cui non era preparato. Come tutti, allora, fece come tutti. E,  nel mentre sprofondava in grotteschi compromessi con lo stomaco pieno di rospi per salvare le apparenze, si gettò tra le braccia di un’amante parimenti disperata, fingendo di andare avanti e di ritrovare nuova linfa. Ma, alla lunga, si rese conto di aver ingarbugliato ancor più la matassa, ficcandosi in un ginepraio, in un labirinto senza uscita. Chi l’avesse visto, perciò, non avrebbe di certo faticato nel riconoscere, e  d’acchito, le sembianze di uno spettro. 

Dopo aver solo galleggiato, dunque, raggiunse malconcio il traguardo della quiescenza. Oltrepassandolo incartapecorito e incarognito dall’età, dal tempo sprecato e dalle illusioni perdute. Chi l’avesse incrociato, in quell’epoca, non l’avrebbe proprio notato, poiché ormai inesistente.

Nonostante ciò, nonostante non avesse più niente da fare, da dire o sperare, riuscì (non si sa come e con chi) a trovare ancora compagnia. A sprecare ancora, tormentato negli alibi e inferocito col destino. Chi l’avesse osservato, anche distrattamente, mentre ciondolava da una panchina all’altra rimembrando gli scherniti e gli scherni,  a stento reggendosi in piedi,  non avrebbe potuto che provarne pietà o l’avrebbe schernito. 

Chi invece ebbe la possibilità di vederlo allorché si fu liberato del corpo, ormai solo orpello, non poté non notare la caratteristica baldanza della sicumera. 

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San Potito, Napoli ottobre 2019

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Napoli, febbraio 2020

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S.Maria di Donnalbina, Napoli febbraio 2020

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