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Cov19 era, Napoli maggio 2020

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Cov19 era, Napoli aprile 2020

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Storie

✍️ appuntamento con la gloria

 

La luna, bassa e vanitosa, non voleva smetterla di specchiarsi nei vetri delle finestre esprimendo, nella inusuale lentezza del suo movimento, una luce così intensa e calda da essere simile a quella del sole, svogliato, di prima mattina. Forse anche a causa del velo di  foschia gialla che l’avviluppava con grande discrezione.

Così illuminato, il commissario, abbandonò occhiali e documenti sulla scrivania, lasciando che  la mente vagasse in quell’inebriante sfolgorio. Pochi, pochissimi, i dubbi che avevano tentato di intralciare il suo cammino. Tantissime, invece, le certezze che avevano supportato le scelte nei vari bivi che la vita o i nemici gli avevano disseminato. Perciò poteva ben dire di non essersi mai pentito delle decisioni che avevano poi caratterizzato la sua vita. In altre parole era contento, in pace con se stesso.  Con un corpo che non aveva mai trovato difettoso, e uno spirito ambizioso, tenace, esente da macchie o dalle mollezze tipiche degli insulsi . Un’armonia niente affatto turbata dall’assenza di una famiglia, ritenuta incompatibile sin dai banchi di scuola, con il lavoro cui anelava e che già intravedeva all’orizzonte. Perciò scartata ed evitata, seppur rasentata, onde evitare mediocrità e fallimenti in entrambi i settori. Le donne, tuttavia, non gli erano mai mancate sia pure dietro compenso. Unico e collaudato sistema per starne alla larga senza esserne soggiogato, ed evitare figli e rogne.

La perspicacia, sua più grande forza, gli suggeriva ora e insistentemente, di chiudere quell’annoso quanto orribile caso di infanticidi a qualunque costo. Perciò s’alzò di scatto e, a grandi passi, si avviò all’appuntamento con la gloria.

 

La lampadina penzolante dal soffitto avrebbe presto esalato l’ultimo respiro. L’incandescenza esasperata, infatti, cui aveva fatto  ricorso per emanare la solita luce fioca e spettrale, l’avrebbe di certo fulminata in poche ore. Già consunta qual’ era.

Forse fu per questo, per sottrarsi a quel deprimente lucore, che l’indagato abbandonò di scatto il tavolo in fòrmica sbrecciata su cui si era accasciato, e cominciò ad andare su e giù nella penombra della saletta degli interrogatori, in attesa dell’inquisitore capo. La testa era arroventata dal troppo pensare e dai sensi di colpa che, tutt’insieme, gli  erano piombati addosso. Non era colpevole dei delitti, orribili, di cui l’accusavano ma, di certo, lo era per aver sprecato la sua vita e aver fatto del male a chi aveva creduto in lui. Collezionando errori, a profusione e quasi sempre gli stessi, e fallimenti ovunque si fosse cimentato. Un’imbecille, mediocre e velleitario, un codardo privo di spina dorsale e dalle idee talmente confuse da non essere mai stato in grado di capire chi fosse e cosa volesse. Persino nei sentimenti, puntualmente sciupati per inezie, immaturità o palese viltà. Un fallito, dunque, meritevole di essere punito. E, quella, era la giusta occasione per pagare il conto.

La protervia del commissario, espressa con un interrogatorio ben oltre il terzo grado, ebbe l’effetto  di risvegliare l’orgoglio e il coraggio, da se stesso per primo vilipesi e sepolti, dell’inquisito. Perciò ribattè colpo su colpo e negò ogni accusa con riscontri inconfutabili, alibi inattaccabili. Sostenendo indomito la valanga di ingiurie e percosse, finché poté o, meglio, finché non gli fu piú concesso.

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Storie

✍️la tempesta

Nessuno avrebbe potuto immaginarlo o prevederlo, splendida com’era sorta quella giornata dipinta da un sole risoluto e dal blu del cielo.

Il mare, placido e luccicante, solleticato da una brezza delicata, non potè opporsi, dunque, all’invasione massiccia di imbarcazioni che presero presto il largo, per la solita regata;

ben sapendo della bagarre di cui sarebbe stato teatro: da sempre quei natanti infatti, piccoli o grandi che fossero, sgangherati o sontuosi che fossero, a vela o a motore che fossero, si sarebbero scatenati in una corsa forsennata verso il traguardo tentando, a più riprese, di intralciarsi o eliminarsi a vicenda con colpi di remi o speronate tese a spaccare o rovesciare chiglie.

La tempesta, furibonda quanto repentina, tra lo sgomento generale, costrinse i battelli a cessare ogni ostilità, ogni gioco sporco, e impiegare ogni risorsa per non affondare. In ogni modo, pur schiaffeggiati dai venti e dalle onde, continuarono per un po’ ad avanzare, mantenendo a stento la rotta, finchè le forze della natura non decisero di inghiottirne qualcuno, diversi. Generando così un’indicibile panico che li bloccò tutt’insieme, nello stesso specchio d’acqua, in balia dei marosi e dei buoni propositi.

Il traguardo, come al solito, non fu mai raggiunto, benché già con l’aurora colpi e speronate fossero tornati ad esprimersi con inalterata efficacia.

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