Storie

✍ Buon anno

La festa era finita. Alle otto del mattino, sfatta, distrutta e avvilita saliva con lentezza estrema le scale che l’avrebbero ricondotta a casa. Verso i suoi fantasmi.

Il rito si era consumato ancora una volta. Immutabile e ineluttabile. Come tanti, come tutti si era tuffata nella baldoria con l’animo triste, con quella speranza disperata che si appella al miracolo. E che, alla fine dell’estenuante aspettativa, si trasforma in sconforto, tormento. In quelle poche ore il cuore batte a mille, all’impazzata animato dal desiderio che dietro l’angolo si apra la luce, una nuova esistenza , ma nei cui anfratti si cela la certezza conscia , compressa e inibita inutilmente, che oltre quell’angolo non c’è nulla. Se non la solita vecchia strada.

L’enorme salone , messo a disposizione dall’anfitrione, la coordinatrice del riciclo, dei riusati , del mercato delle pulci, era zeppo di differenziata. Anime e corpi di varia foggia, sfregi ed estrazione, tenuti su da ventriere e busti, protesi e parrucche, menzogne e maschere, saltellavano in modo goffo e caricaturale cercando , col supporto di qualche bicchierino, di affogare il passato e di tentare il bluff, forse l’ultimo. Il frastuono dei fuochi d’artificio si sentiva a malapena, coperto dalle urla dei recuperandi e dalla musica sparata a tutto volume. Vecchie melodie e ritmi sincopati sulle cui note viaggiavano i ricordi dei bei tempi andati ma anche testimonianza di errori e spreco, valutazioni troppo frettolose o esigenti, pregiudizi esiziali, fisime e caratterialità infantili.

Alle quattro del mattino, quando il tasso alcolico aveva superato ampiamente la soglia della lucidità, quando anime logore e provate si erano liberate da qualsiasi freno , la maschera dell’uomo cadde, fracassandosi sul pavimento e con essa tutta la sua finta bonomia, la compiacente comprensione, la sua intelligente sensibilità e il suo sentimento di creta. Stanco di aspettare e fingere si lanciò sulla donna , in attesa su un terrazzino semi nascosto, buio e solitario, e con sguardo lubrico e mani concupiscenti le strappò il vestito e le mutande, ostentando il suo fallo già pronto all’uso. Lei , quasi incredula che l’anno nuovo stesse per porgerle il benvenuto come nei suoi sogni, rimase paralizzata. I loro occhi si fissarono per un attimo che sembrò un’eternità. Lui , il cui alito era una vera fogna, la bloccò verso la balaustra con una mano, forte nonostante l’età, mentre con l’altra dirigeva il suo consunto strumento verso la custodia , certo non intonsa, di lei. Un fragoroso botto arrestò per un attimo l’avanzata e la presa e risvegliò la bella addormentata. Sgusciò via in un lampo per rifugiarsi, in lacrime, tra le braccia dell’anfitrione, sua vecchissima , fidata amica e sodale. Il giorno dopo tutti sarebbero stati informati dettagliatamente dell’accaduto. E nella discarica ci sarebbe stato da parlare per mesi, con aggiunta di ridondanze e giudizi, critiche e risatine.

Nemmeno si struccò. Non aveva voglia di affrontare lo specchio. Si stese sul letto, con il vestito e lo spirito lacerati, offesi. Le lacrime sgorgarono senza freni e a lungo, fino a sfinirla e condurla tra le braccia di Morfeo. Prima di lasciarsi andare sperò e pregò che, almeno per quella notte, fosse clemente, facendole dono di un ristoro vero, totalmente privo degli abituali spettri del passato.

☂ ogni riferimento a persone o fatti è puramente casuale

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