✍ Non se ne andranno

Le croci sono piantate lungo il Corso Umberto. Da entrambi i lati. Sono di legno massiccio e presidiate dai gendarmi.  Nessuno può avvicinarsi, né toccare il crocifisso.

 

Col capo chino, sudato e insanguinato giaccio anch’io tra color che sono affissi ai legni incrociati. Come gli altri non indosso che un’imbracatura di vecchia , consunta, ruvida e lercia iuta. Al capo una corona di spine è ben incastrata nella carne. Le mani e i piedi non sono inchiodati, ma strettamente legati. Con una corda grezza, aspra, spessa e puzzolente. Sono indeciso se di monnezza in putrefazione o di pesce andato a male.

 

Sulla cabriolet rossa, fiammante la nana e la sua piccola amica del cuore sono gioiosamente adagiate sui sedili posteriori. Lo chauffeur è un ivoriano con un anello al naso. La lussuosa vettura va su e giù per il corso. E le donnette ridono, commentano, additano e lanciano. Sputi, arance, pomodori, lattine e parole. Davanti alla mia croce la macchina non transita, si ferma. E il gendarme si unisce alla combriccola. Partecipando attivamente alla gragnuola.

 

In breve il mio corpo è violentato da ogni genere di porcheria. In fin di vita a malapena avverto dolore, ma le mie orecchie ascoltano con attenzione la valanga di oscenità e offese e ingiurie e calunnie che quelle belle boccucce tumide e sbavate di rossetto eruttano senza tregua. Il gendarme, un loro vecchio sodale, mi fa assaggiare, ogni tanto, il gatto a nove code di cui è particolarmente fiero. E, come se non bastasse, mi afferra lo scroto e lo strizza con forza e voluttà.

 

Alzo, a gran fatica, il capo e vedo le due piccine che si sganasciano dimenandosi e mettendo in mostra le loro belle mutandone di pizzo. Tese al massimo dalle loro oscene natiche e trafitte da roboanti flatulenze. Una gran folla si è accalcata. E ride, applaude, parteggia apertamente per le violente. Le incita, le aizza. Non se ne andranno. Nessuno di loro andrà via prima che il relitto appeso e vilipeso in croce esali l’ultimo respiro.

 

Abbandono il mio vecchio, stanco e martoriato corpo in un baleno. E volteggio felice nell’aria pura e tersa, oltre le nuvole. Mi è consentito tornare indietro per recuperare un ricordo. A notte fonda, quindi, picchio verso la mia croce. Ma non trovo che cenere e parole sprecate.

 

 

★ ogni riferimento a persone o fatti è puramente casuale

 

 

 

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