Storie

✍ Mare nero

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Lucia stava in bagno da ore. Non avrebbe trascurato alcun dettaglio. Da lì doveva uscire come una diva. In realtà non c’era un gran da fare. Lucia era già bella come mamma l’aveva fatta ma, come tutte le donne, non era mai pienamente soddisfatta del proprio aspetto. Perciò lo monitorava senza posa, con frequenti e ricorrenti ritocchi e modifiche. 

Morando era in febbrile attesa. Già da un‘ora con impazienza andava su e giù senza allontanarsi dalla sua adorata BMW. Bruno, capelli corvini e sguardo intenso riusciva a far colpo sulle donne nonostante la fine butteratura del volto e quel premolare dorato che sbucava prepotentemente ad ogni accenno di sorriso. Non era nemmeno colto ma sulla strada aveva imparato sagacia ed affabulazione. Insomma il classico mascalzone sicuro di se, intrigante, che alle donne tanto piace, nonostante ne fiutino il pericoloso narcisismo, e l’inganno che alita da una sottile mascherina. E poi, e anche questo è notorio, le donne tendono alle sensazioni forti e vanno in sollucchero quando pensano, o le si fa credere, di essere indispensabili ed uniche. Ed in quest’arte Morando non aveva rivali.

Lucia stava dando gli ultimi colpi di spazzola ai suoi bei capelli lunghi e dorati. Il suo era stato un azzardo, almeno inizialmente, ma ora lo conosceva da sei mesi e di dubbi non ne aveva più. Morando era apparso dal nulla, una sera, con una richiesta di amicizia su facebook. Una come tante. Da allora una fitta corrispondenza virtuale aveva allentato la diffidenza e preparato all’incontro reale che era avvenuto qualche mese più tardi nel pub più gettonato della città, in compagnia di amici. La scintilla , già scattata sul monitor, divenne da quella sera un fuoco che la divampò in breve.

Morando aveva fretta, ma non voleva sollecitare la donna. Era stato sempre paziente, gentile e disponibile. Una sua intemperanza, una sua sbavatura avrebbero potuto compromettere il paziente lavoro di dieci mesi. Continuava a fumare come un dannato e a telefonare.

Il porto a quell’ora era deserto. Solo sul molo est si intravvedeva qualche luce e la presenza di qualche ombra furtiva.

La vecchia nave “Olimpia” aveva navigato cento e più mari. Ora, però, stava cadendo a pezzi, esausta. Il comandante era legato a quella vecchia carcassa con la quale aveva condiviso tante avventure, ma era consapevole della sua consunzione e che quello sarebbe stato sicuramente il suo ultimo viaggio.

La stiva era ancora aperta, la merce doveva essere completata dall’ultimo arrivo. Poi sarebbe stata accuratamente chiusa e le ancore si sarebbero sollevate. Sebbene con un ritardo di oltre tre ore sulla prevista partenza, il vecchio capitano contava comunque di recuperare torchiando per l’ultima volta i motori dell’amata carretta, fidando che non cedessero in mare aperto.

Lucia salutò con un bacio la mamma e scese in fretta le scale impregnandole con la scia inebriante del suo preferito e costoso profumo. La potente autovettura sgommò furiosamente concedendo all’asfalto un centimetro abbondante  di copertoni e si diresse a tutta velocità verso il mare.

Quella sera, il 14 di febbraio, Morando aveva promesso di farle una sorpresa, per un S.Valentino speciale. Lucia aveva messo il braccio intorno al collo del suo benamato e gli altoparlanti diffondevano le note della loro canzone preferita, la stessa che aveva assecondato il loro idillio nel pub. Morando era stranamente silenzioso e la giovane donna pensò che fosse concentrato sulla guida.

Il suono della sirena dell’unica nave nel porto echeggiò contemporaneamente allo stridore dei freni della BMW. Una fioca lucetta, pencolante al vento, illuminava a stento l’auto e coloro che stavano per uscirvi. Lucia era emozionata e preoccupata. Il posto, desolato e ventoso, e quella nave malmessa, le incutevano timore e apprensione. Morando sorrideva sornione e senza proferir parola la invitò a salire sulla scaletta, sul bastimento. Lucia, pur perplessa, salì spedita immaginando chissà quale evento sorprendente avrebbe scoperto a breve.

Due energumeni apparvero dal nulla e la sollevarono, di peso, dal ponte incuranti delle sua urla. Si girò per cercare Morando ed il suo aiuto. Non vide che il lercio ponte della nave e un grosso topo che scappava scodinzolando, guardandola sottecchi. Non si agitò più, e smise persino di urlare. Un fetore nauseabondo l’accolse nella stiva dove altre trentotto disgraziate come lei giacevano legate ed in lacrime.

Il viaggio fu abbastanza lungo e travagliato per il mare in tempesta e per la fiacca dei motori insensibili ormai a qualunque sollecitazione. La nave attraccò ad Odessa la notte successiva, con diciassette ore di ritardo.

Le trentanove sciagurate vennero immediatamente immesse al lavoro. Nei peggiori bordelli dell’europa dell’est e dell’asia minore. Lucia pur potendo tentare, non volle mai scappare. Avrebbe condannato a morte certa i suoi.

Morando dal suo consunto portatile continua, con alacre impegno, a mandare poke, richieste di amicizia ed inviti, e a riempire stive.

✡ ogni riferimento a persone, cose, fatti o animali è puramente casuale

 

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