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Alberto Manzi

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Mi sembra interessante riproporre un articolo pubblicato l’11 ottobre 2009, su una una figura molto sottovalutata e misconosciuta ai più, e su un mezzo, tanto giovane e ignoto, da  diventare  strumento, solo per pochi anni e suo malgrado, di cultura e crescita.

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1960 Alberto Manzi diventa, quasi per caso, protagonista di una trasmissione televisiva di successo “Non è mai troppo tardi”. Maestro, in tutti i sensi, dell’alfabetizzazione nell’era primordiale televisiva dell’Italia povera post-bellica.

L’immagine, mite e rassicurante, che ne ha dato il media per eccellenza non è fedele però a quella reale. Il maestro elementare Manzi era un uomo colto e dedito con serietà al proprio lavoro.Tanto da scontrarsi con tutti i livelli del sistema scolastico.

Da alcuni suoi scritti risalenti agli anni 50 emergono la sua passione e il suo impegno, l’inefficienza del sistema scolastico, certi mali che via via sono diventati endemici e molta, tanta lungimiranza.

“Scuola d’oggi : rovina di un prossimo futuro. Il male è alle radici , è nel tronco, è nei rami: ovunque. E’ nei maestri, nei direttori, negli ispettori, nel ministro. Maestri improvvisati e che non vogliono prepararsi sono dilagati nella scuola travolgendo i pochi onesti, presi dal loro lavoro. Concorsi che non sono concorsi hanno aperto la diga facendo sommergere tutto. <Tu sei preparato ?> <No, che importa, conosco il tale..>- Oppure <Monsignor Tale me l’ha assicurato.. L’Onorevole Caio ci pensa…Ho pagato il ragionier Cappiccia… Ho il tema…Sono profugo…..Sono partigiano….Sono reduce>.

“Quanti sono? Centinaia e centinaia. Impreparati ma ricolmi di patacche e titoli. E nella classe portano i titoli e le patacche. Poi, appena nominati, trasferiti in sedi più comode. Il signor L.F. comandato a Roma per allattamento. Sicuro: ben 15 maestri allattano a Roma”

“Un’apparenza di cultura e via. Chi si interessa dell’animo infantile ? Chi lo cura ? Chi lo educa ? Qualcuno: lo scemo, il pignolo. E gli ridono dietro, l’allontanano. E quello o cede o cammina solo”

“Didattica ? E cos’è ‘sta bestia ? Attivismo ? Sì, delle mie mani su quelle teste dure”

“Ci sono maestri che vorrebbero prepararsi, che cercano aiuto. Ma il direttore si fa vedere ogni morte di papa e quando viene cerca i pidocchi nella testa dei ragazzi. ..Direttori che si vedono una volta all’anno e alla fine brontolano perchè il programma non è stato svolto. Ispettori che non si vedono mai. O ogni 3 anni, affogati , impelagati in ordinanze , contrordinanze, circolari e conti. Ispettori che non ispezionano. Provveditori che non provvedono a nulla, ignari dei più semplici problemi della scuola elementare”

“E forse ci rivedremo tutti all’inferno: io e voi, maestri che dimenticate il vostro sacrosanto dovere, che ve ne infischiate dei ragazzi; io e voi direttori illustri incogniti; io e voi, ispettori viventi fra le tarme. Ma con lor signori provveditori no. Loro andranno un pochino più in giù di me, perchè potevano provvedere e non hanno provveduto”

“Ma speriamo di non incontrarci. Speriamo che queste mie siano tutte cattiverie. Speriamo. Perchè è col nostro lavoro che potremo migliorare il mondo. Perchè non voglio credere che la scuola sia tutta così: che quei visi rosei e paffutelli si tramutino in visi duri, crudeli. No ! Le mie son cattiverie. Servano però a svegliare i dormienti”.

La seguente è invece una sua Poesia scritta nel 1986 (con lo pseudonimo di el loco)

<Due sono le massime sorgenti

del male nel mondo:

l’egoismo e la stupidità.

E tutte e due albergano

nell’anima dei “signori delle cose”

e dei loro servi

Padroni, ma se tutti gli altri

si contassero, che cosa fareste

voi?

Risponde el loco:

-nessuno di loro sa contare.

Occorre un uomo libero che

insegni loro l’addizione.

A tutti quei pochi uomini liberi

che ancora resistono>

✄ gli scritti di Alberto Manzi sono stati ripresi da “La Domenica di Repubblica” del 9 settembre 2007 (☼ 12 settembre 2007)

Alberto Manzi (1924-1997)

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2 thoughts on “Alberto Manzi

  1. Grazie, davvero una persona speciale.

    Attualissimo anche ora, e lo sfacelo non risale certo da ieri: era ed è la “cultura” imperante del “mi manda picone” e della superficialità perenne.

    Voglia di lavorare: zero.

    Molto bella la poesia.

    ciao
    .marta

    • Grazie a te, della tua testimonianza

      “…Perchè è col nostro lavoro che potremo migliorare il mondo. Perchè non voglio credere che la scuola sia tutta così: che quei visi rosei e paffutelli si tramutino in visi duri, crudeli. No ! Le mie son cattiverie. Servano però a svegliare i dormienti…”

      riporto ancora una volta le sue parole, per sottolineare l’estrema purezza dell’individuo che, nonostante tutto, vuole continuare ad avere fiducia e speranza. E che è certo che, con l’impegno, tutto possa essere sovvertito in meglio.

      Quando i primi televisori apparvero nelle case, fu un evento eccezionale alla portata di pochissimi. In occasioni particolari, per esempio il giovedì di ” lascia o raddoppia”, il telefornito accoglieva in casa amici e parenti, per condividere il programma ed ostentare il nuovo componente della famiglia e la sua “agiatezza”.
      Tra le otto e mezza e le nove e mezza, sempre per Mike Bongiorno incoronato da allora Re del quiz, l’Italia si fermava e, nei vicoli, frotte di persone raggiungevano i punti di raccolta. E alle dieci tutti a letto. Tecnologicamente la TV stupì un popolo povero, ignorante e prostrato dalla guerra. Persino i governanti, vecchi bacucchi abituati al massimo alla radio, anch’essa a valvole, restarono perplessi di fronte alla novità. Non sapendo ancora come sfruttarla. Fu, come detto, questione di poco: i palinsesti articolati tra cinema, teatro, intrattenimento per bambini, varietà e documentari, tutti improntati ad una certa sobrietà e stile, seppur già viziati dal solito “mi manda piccone” offrirono tutto sommato un servizio pubblico capace effettivamente di risvegliare le menti. Poi, molto celermente,in maniera devastante, senza vergogne, fu chiaro che bisognava fare l’esatto contrario.

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