Storie

✍ Senza un perchè

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Freddo, pungente da togliere il respiro, una luce accecante e un bruciore improvviso, breve ma intenso, tanto da ridarglielo fino a sputare l’anima, furono il benvenuto al mondo. E, urlando a squarciagola, si chiese il perché.

Per mesi fu sprimacciato, esplorato e umettato ovunque, soprattutto nelle intimità. A cadenza fissa gli ficcavano in bocca qualcosa di tenero e gommoso dal quale sprizzava un liquido abbastanza insapore bollente come il fuoco. Con quell’affare in bocca non poteva fare altro che succhiare, anche quando sentiva di soffocare. Quando avvertiva il sangue correre veloce verso la testa, congestionandogli il volto e i pensieri. Poi, quando si era abituato, e l’operazione gli era diventata gradita, non foss’altro per tenere quanto più a lungo possibile fra le labbra, mordicchiandola, la fontanella portentosa, d’improvviso si trovò la bocca rimpinzata di poltiglie varie e, per di più, conficcate sino in gola da un ferro duro e gelido. A nulla valsero sputi e vomiti, e pianti. Dovette cedere e, pian piano, cominciò ad apprezzare anche quella novità, quei sapori diversi e la lametta d’acciaio che, seppur fredda, era innocua. Tranne quando arrivava sino all’ugola.

 

Di notte dormiva poco. Dopo aver sonnecchiato quasi l’intera giornata, verso mezzanotte gli occhi si spalancavano e scrutavano il buio, nel buio. E scoprì, così, un’altra realtà, fatta di ombre e luci soffuse, di odori e sonorità nuovi, di paura e fascino, popolata di fantasmi. Fu durante uno di questi safari che captò distintamente dei rumori strani, che non riusciva a catalogare, singulti e sospiri si alternavano e si mescolavano con singhiozzi e urla soffocate e, non sempre ma spesso, uno o più schiocchi, come quelli che fanno le mani quando battono tra loro. Fu solo alcuni mesi più tardi che, mani e piedi, fino ad allora inutili appendici, gli consentirono una nuova dimensione spaziale, universale. Lui per primo rimase allibito e stupefatto per come riusciva a stare in piedi, e a saltare persino. E a guardare ovunque. Soprattutto i due accanto a lui.

 

Fiocchetto al collo e zaino in spalla, varcò allegro il portone della scuola. Ansioso di immergersi fra i suoi compagni ed esaltanti esperienze. Quando ne uscì, qualche ora dopo, lacero e contuso, aveva già pienamente memorizzato la lezione. E, pur bastonato e avvilito, stordito tornò a casa per preparare le lezioni successive. La verità gli si era svelata immantinente e, a malincuore, iniziò ad attrezzarsi. Anche se non riusciva a intravedere un perché. 

 

Dormiva profondamente davanti al televisore acceso quando un tonfo al piano di sopra lo fece sobbalzare. Anche il gatto, che ronfava tranquillo accanto a lui, schizzó e si dileguò impaurito. Così fattosi coraggio, col fiato sospeso e a piedi scalzi, s’inerpicò sulle scale. La porta era socchiusa e lasciava passare agevolmente una luce fioca e gemiti a profusione. Il cuore pulsava a mille, sembrava dovesse scoppiare da un momento all’altro, mentre gli occhi incollati nello squarcio, non videro nulla che non avessero già visto. I vicini di culla si dimenavano, avvinghiati nel sudore, alitanti sesso, nonostante  fossero entità distinte e separate. Se non cane e gatto.

 

 

Quando a cena, tra facce storte e piatti sbattuti , occhi bassi e mani agitate, gli fu annunciato che la famiglia sarebbe cresciuta, che un fratello o una sorella gli avrebbe fatto compagnia, abbassò il capo e pianse, in silenzio, disperato di non riuscire a trovare un perché. 

✡ orapcfoaèpc 
✡ foto di Anna Bussolotto

 

 

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6 thoughts on “✍ Senza un perchè

  1. Jessica Servidio ha detto:

    Di perché ne siamo costellati, son le risposte che poi tardano ad arrivare, e non sono mai come ce le si aspetta, spesso: perché è.

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