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telefono, CASA

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Così parlava con la sua inconfondibile voce roca E.T.,  il simpatico alieno dell’omonimo film di Spielberg che commosse molte sale nel 1982. Anelava tornare a casa, riavere contatti coi suoi simili.

Sul telefono non mi dilungherò molto, fa parte solo marginalmente di questa storia. Dirò solo che è diventato, grazie alle tecnologie imperanti, un mezzo per essere ovunque e con chiunque. Insomma un’aggeggio per “il sempre connessi”, essenziale quanto respirare. Quello fisso ormai appartiene all’era paleolitica. Pochi ancora la posseggono e nella variante cordless, cioè senza fili.  Agile e agevole.

Ma veniamo al nocciolo delle questione, la casa. Tutti dovrebbero avere una casa, e i suoi indispensabili accessori: luce, acqua e gas. Ad un costo ragionevole, appropriato. Insomma una sorta di kit per ogni cittadino, con tariffa flat. Purtroppo in questo paese truccassimo (in tutti i sensi…ma questa è un’altra storia) le case  costano un’occhio della testa, come si suol dire, e sono alla portata solo dei ricchi, dei parvenu e dei ladri. Il resto …o si arrangia in fitto, e anche qui i costi non scherzano mica (truccati , come sono, alla grande), o riesce in qualche modo ad accedere e soggiacere agli usurai delle banche (o a quelli senza giacca e sorriso sulle labbra). Sgobbando per l’intera vita con l’angoscia del mutuo, sino alla tomba. La compravendita è basata non sul valore reale, catastale  ma con quello di mercato. Il che è noto a tutti ma, come sempre accade in questo finto paese finto, le carte possono essere lette da ambo i lati, o non esserlo affatto, e così occorre anche un notaio, pagato profumatamente, per attestare un falso in atto pubblico. 

Ogni casa ha un suo odore. Che esprime e condensa, evidentemente, gli effluvi e il carattere di chi vi abita. Ciò che accade, in altra modalità, per gli animali, che assimilano usi, costumi ed educazione di chi li possiede. Così come un cane aggressivo è sinonimo di padrone violento o disturbato (o entrambi), una casa dal cattivo odore o dall’inconsistente aroma di freddo, indica abitanti sporchi o apatici,  egoisti e asociali. Se non francamente psicopatici. Le variazioni al tema sono numerose, ma ciò fa parte di un’altra storia.

Il lavoro che ho scelto di fare, per luoghi comuni  e  pregiudizi, cade nella terza fascia, quella dell’aristocrazia. E forse non a torto. Sebbene fare di ogni erba un fascio è sempre un errore. Ci si può sempre imbattere in un incapace (scientificamente e commercialmente) come me. In altre parole non richiesto e nello stesso tempo inadatto al mercimonio. Insomma, sopravvivo di stipendio. Perciò di case , pur avendone cambiate parecchie, sino ad oggi, credo 5, nessuna è stata di mia proprietà. O, meglio, l’unica che sono riuscito a comprare con grandi sacrifici, in una zona popolare della città dove i prezzi erano un tempo più accessibili, l’ho sin da subito intestata alle figliole. E poi data in fitto per andare alla ricerca dell’eden. Senza tener conto che non sempre è oro ciò che luccica (questa pure è un’altra storia) ma, soprattutto, gravato dall’errore primordiale, quello che avrebbe sconvolto il mio essere e la mia vita. Quando mi sposai affrontai questo passo con estrema leggerezza e incoscienza. E invece, negli anni gli schiaffi, tantissimi, mi hanno fatto capire che è un momento fondamentale della vita, un atto di un’importanza direi capitale, una scelta tra le più difficili e ardue. Oltretutto, anche quando affrontata nel migliore dei modi, senza alcuna garanzia di riuscita. In altre parole il tentativo di fuga verso l’eden era già minato nelle fondamenta, già fallito ancora prima di iniziare. Perciò dopo 4 anni d’inferno, rientrai di corsa nelle patrie galere, pur di trovare conforto in occhi conosciuti  e nel vano, misero e ultimo folle tentativo di mantenere in piedi ciò che non doveva mai essere stato edificato. 

Da 6 anni vivo sereno, ma rotto, in una modesta casa in fitto in un quartiere residenziale. Insieme alle mie figlie e una piccola colonia di gatti. Non so ancora per quanto vi rimarrò, non credo per molto ancora. Le figlie dell’errore scalpitano per lasciare il nido. Non ho debiti, se non quelli imposti dal giudice per rimediare allo sbaglio. Non so come odora la mia (?) casa, chi vi abita di solito non se ne accorge. Di certo, però, non puzza.

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5 thoughts on “telefono, CASA

  1. Mi sa che o in affitto o di proprietà non si finisce mai di pagare.
    E questo è davvero terribile, lsi lavora per casa e auto….due cose per le quali non c’è limite alle spese.
    Certo dell’auto ne puoi fare a meno…ma della casa…no.
    E si è costretti sempre ad accontentarsi; della casa, della zona, dei vicini…

    Te l’ho detto l’unica soluzione è un capanno vicino al mare. Prefabbricato, che sia compatibile con l’ambiente.
    😉

    buona serata
    .marta

  2. no, stai sereno (come ha detto qualcuno), la casa tua non puzza nonostante la bella e nutrita colonia di gatti buoni… per il resto sono con te d’accordo: mutui e fitti sono alle stelle in maniera eccessivamente gonfiata ed è il motivo principale che mi ha impedito un rientro in patria, con un esilio finale non previsto ma sopportato per altri pregi in cambio. Come si dice, sai dove sei nato ma non da dove spiccherai il volo. Unico dissenso forse il telefono: per delle cariatidi come me penso che la linea fissa sia ancora indispensabile, come una sicurezza….

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