Storie

✍ nomen omen

Nomi e cani palesano spesso l’essenza di chi li possiede. Persino anatomicamente, come accade con i troppo fedeli amici a quattro zampe. Anche se, per quest’ultimi, e limitatamente alle sembianze, potrebbe essere ipotizzato un rovesciamento dei termini.

imagesStefania Naso ancor oggi, a novant’anni, ricorda con un legger alitar delle pinne nasali il caratteristico odore di disinfettante che avvolse la sua venuta al mondo. Così come riesce ancora a distinguere e memorizzare qualsiasi odore, aroma o profumo. E correlarli, istantaneamente, alle emozioni e alle esperienza di cui furono parte. Nessuno riuscì mai ad ingannarla, nell’olfatto come nelle percezioni. Il suo sesto senso fu semplicemente straordinario. Nessuno mai poté deluderla, essendo sempre in grado, e rapidamente , di intercettare l’impostura, la falsità e la menzogna. E la malignità, la meschinità e l’invidia. Perciò non poteva che restar sola, circondata esclusivamente da qualche vera amica, da un paio di mici e dalle note di Berlioz e Dvorak che nutrirono il suo spirito. Del dono ricevuto non si lamentò mai, pur ragione di solitudine. Arrivò persino ad amarla, per la sua silenziosa e critica verità. Preferendola, e di gran lunga, a compagnie improprie, ai compromessi o alle abitudini. Cullata dalla sua adorata sedia a dondolo attende col sorriso sulle labbra l’stante in cui l’interruttore della sua vita sarà spento, certa che ne avvertirà i prodromi, divertita dai pronostici sull’ultimo odore che si porterà dietro.

images3Non sangue ma puro veleno scorreva nelle vene di Adelaide La Serpe. Minuta e segaligna adorò due soli sentimenti, l’odio e l’invidia. E il loro braccio armato, la malvagità. Melliflua e bugiarda, infida quanto astuta, riuscì sempre ad infiltrarsi tra gli altri, negli altri. Per poi pungere ed iniettare senza pietà. Nella sua lunga vita non fece mai prigionieri. Agiva d’istinto e con premeditazione. E il godimento, l’orgasmo che provava ad ogni misfatto, per ogni delitto, per ogni intrigo, per le zizzanie, rappresentavano il giusto premio alla sua cattiveria perfetta. Nonché stimolo per fare sempre peggio. Nelle rarissime occasioni in cui la vittima si eclissò nella fuga, fu preda di crisi convulsive ed isteriche che la tennero lontano dai campii d’azione per qualche ora. Uscendone rinvigorita ed incarognita, famelica. Sposò un piccolo ragioniere del catasto, un ometto innocuo e remissivo che divenne in breve il suo cagnolino tuttofare. Non ebbe figli, anzi non ne volle mai. Conscia di poter diventare omicida. E per evitare sorprese e imprevisti obbligò il ragioniere alla vasectomia, nonostante l’accesso al talamo gli fosse stato precluso sin da subito. Quando fu il momento, e finalmente la sua grama e perniciosa esistenza si chiuse, piegò il rigor mortis al suo volere, rendendo la vita difficile ai becchini che, vinti dalla stanchezza e dall’irrisolvibile quanto insolito problema, inumarono la bara schiusa, con le braccia e le mani del serpente protese nel vuoto.

images2La stia fu il suo modello. E galli e galline l’architettura sociale. Le galline per far le uova e soddisfare i galli, e i galli a scorrazzare per l’aia, pronti a saltare addosso alla prima gallina di passaggio. Mario Galletto crebbe all’ombra di suo padre Vittorio, tetraone impenitente e, in breve, divenne anche lui cedrone. Il pulcino smaliziato e vizioso cominciò col ficcarsi sotto le gonne e sotto i tavoli per sbirciare con morboso interesse ciò che si celava tra quelle gambe. Col tempo l’esercizio divenne insoddisfacente, così imparò a usare le mani. Per toccare, palpare, insidiare, curiosare. In ogni dove, piccole o grandi che fossero le galline. Finché non scoprì che era fornito di un utensile apposito, dedicato. Ed iniziarono la sua vita e la sua occupazione. Negli anni che visse non fece altro che saltare di gallina in gallina, tronfio della sua mascolinità e del suo fallo instancabile. Convinto fornitore di strumento di occhiuta rapina. Morì d’infarto, marcio di sifilide, conficcato in una vecchia gallina infoiata. I becchini ebbero il loro bel da fare per estrarlo, ormai certi che quel giorno era nato veramente storto. 

✡ orapcoaèpc
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4 thoughts on “✍ nomen omen

  1. Assolutamente interessante, coincidenze davvero particolari. 🙂
    La chiusa del terzo caso mi ha fatto non poco sorridere, la vita si sa, è bizzarra. 🙂
    un abbraccio
    Affy

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