Fotografia & Arti visive, Storie

∞ O41 (✍ ritardo fatale)

IMG_1552.JPG

Piazzale degli Uffizi, Firenze settembre 2014

Travestito da mummia egizia, stava impalato da ore, sotto il porticato. Le monete raccolte ai suoi piedi, in un vecchio berretto, manifestamente attestavano che l’attività era alquanto redditizia. Non sarebbe stata una cattiva idea, in fondo, mollare giacca, cravatta e scrivania (e i rospi ingoiati in tanti anni di oscuro servizio, anche se ben pagato), per rinascere artista da strada, libero come l’aria. Altro che la maschera di ferro di travet, con annesse catene, che il sistema e la famiglia gli avevano serrato addosso! Nella moltitudine in perenne movimento e dalle mille facce, dai mille colori, aspettava che spuntasse l’eterea figura del suo amore. Colei per la quale si sarebbe gettato nel fuoco. L’appuntamento era stato volutamente vago, voleva sorprenderla, fare colpo. Chissà perché la vocina di dentro gli sussurrava in continuazione che  il suo sentimento non era sincero. Nonostante i giuramenti e le effusioni che lei gli somministrava a profusione. E i sensi che non aveva mai tralasciato di solleticare, in modo anche abbastanza spinto. Mentre posava con una giapponese ridanciana dall’alito di scalogno, e grazie alla quale sarebbe finito in qualche album dell’estremo oriente, finalmente la intravide. Sperduta e incerta tra la folla. Avanzava piano, guardinga. Passò oltre la sua postazione fino a raggiungere il parapetto del fiume. Poi tornò indietro, sino alla piazza. E fece così per tre volte.

La mummia non si mosse, se non con gli occhi. Doveva aspettare che i nipponici andassero via, prima di tuffarsi nella scena madre che aveva con pazienza architettato e che, con la mente, aveva provato una infinità di volte. Senza prevedere varianti o improvvisazioni. Quando la lama gli penetrò nei polmoni, attraverso il costato, realizzò che il finale sarebbe stato, invece, assai diverso. Accasciato e morente non ebbe nemmeno il tempo di vedere chi l’avesse soppiantato alla regìa. Non seppe mai chi fosse, né perché aveva stravolto la sceneggiatura. Così come non seppe mai perché la dolce diletta avesse tanto tardato, e se lo avesse amato per davvero.

Estratta la lama insanguinata, e senza scordare il berretto, lo scellerato si dileguò in fretta e con facilità. Tra la folla distratta. Quella sera, all’osteria, raccontò ai compagni di sballo come aveva punito, spedendolo all’ospedale a meditare sul fascino dell’astuzia, un figlio di puttana che per una decina d’euro gli aveva chiesto di prestargli posto e travestimento. Solo per un’ora, aveva detto. 

✡ orapcfoaèpc
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