Storie

✍ pottersville

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La fiammella della candela, l’unica accesa della saettia a sinistra dell’altare laterale dell’antica chiesa di S. Maria Francesca delle Cinque Piaghe, alitava un sottile filo di fumo bianco e denso che, man mano saliva, si sfrangiava in tanti sbuffi trasparenti per poi dileguarsi nell’atmosfera satura di aulente incenso.

L’altare centrale era immerso nella penombra e il crocefisso appena dietro, in legno decorato, era inclinato su un lato. Ai suoi piedi, e sotto l’ambone di marmo a lato, due piccole ma panciute incensiere dispensavano senza sosta la fragranza a tal punto eccessiva da poter far trascendere i supplici verso livelli inusitati di misticismo.

In quel momento, tuttavia, la disperazione e la prostrazione dell’unico uomo presente, seduto sulla panca appetto l’altare, costituivano, di fatto, un repellente naturale a quell’effetto oppiaceo che, invece, in qualche modo, avrebbe potuto essergli utile.

Dopo essere stato a lungo a capo chino e mani conserte, con la schiena curvata dal peso dei tormenti, sì alzò e, con molta lentezza, si avviò verso Cristo in croce e cadde in ginocchio, pesantemente, senza che il dolore delle rotule maltrattate potesse distoglierlo dai suoi pensieri. In pochi mesi la sua vita si era ribaltata, in modo catastrofico e irreparabile. E non era riuscito a trovare alcun rimedio. Per quanto si fosse profuso in confronti e chiarimenti e avesse bussato ripetutamente a porte che non si erano mai nemmeno socchiuse.

Giudice e Padrone erano stati spietatamente insensibili alle composte grida di verità e dolore. Nessuna delle sue ragioni era stata considerata valida e così il primo aveva gettato tra le braccia di quella donna denaro e figli, e il secondo, sforbiciando il solito innocente per compensare gli sciali, aveva incrementato la platea dei senzatetto.

Sporco e lacero, con un perenne groppo in gola, si era trascinato da un rifugio di cartone all’addiaccio ai pidocchi del dormitorio pubblico. Accontentando le reminiscenze dello stomaco, ridotto a un pugno serrato, con un tozzo di pane raffermo raccattato dai cassonetti o con le brodaglie della mensa dei poveri.

Anche lui, ormai, era un rottame alla deriva, spazzatura per discariche, un’ombra vagante, inesistente, inutile e molesta agli occhi della gente. Gromma d’imo. 

Ateo fino al midollo e anticlericale sviscerato, non avrebbe mai immaginato che quel totem di legno kitsch sarebbe stato la sua ultima spiaggia. Al solo pensarci, un tempo, avrebbe riso o pianto. Ora, invece, giaceva ai suoi piedi implorante. A elemosinare un miracolo. A pregare per un segno di benevolenza. A chiedere perdono. 

L’anziano parroco, grasso e lucido di sudore e sebo, si era trastullato abbastanza con la fedele perpetua. E, a fine dei giochi, il suo disgustoso appetito, soddisfatto dalla compiacente serva, si era decisamente riavviato verso i condotti dilatati e sformati delle sue putride e insaziabili viscere. Perciò, con piglio deciso, e riassestata la talare unta e bisunta, lasciò con passo rapido la sagrestia per raggiungere l’amico cantiniere al vicolo della Tofa. La cui abbondante produzione, gratuita e articolata nei canonici tre pasti quotidiani, era compensata con il prestito occasionale della obbediente fantesca.

Dopo un momento di stupore alla vista di un fedele in ginocchio, vi si avvicinò con guardingo sospetto. Pur tranquillo che i soldi delle offerte erano già stati presi e spesi. La tremula e fioca luce della candela non riuscì a nascondergli l’essenza del prostrato, cosicché la sua innata pavidità, trasformata in meschina baldanza, gli fece raggiungere il malcapitato, con latrati da cane rabbioso, per scacciarlo a calci otre il sagrato.

Il pezzo di carta, con struggenti parole di contrizione e d’amore per i figli, fu infilato in una bottiglia di vetro, poi sigillata con un tappo fatto di stracci. Restò in bilico sullo strapiombo sferzato dal vento per un tempo sospeso, finchè decise che il momento era giunto. Lanciò la bottiglia in mare, certo che l’avrebbe recapitata, prima o poi, e dopo aver respirato a pieni polmoni l’aria salmastra, si staccò con un balzo dalla rupe di Trentaremi. Clarence non si fece vivo, ma se lo avesse fatto lo avrebbe rispedito al mittente, con lo stesso garbo espresso dal suo ascetico ministro. 

✡ orapcfoaèpc

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3 thoughts on “✍ pottersville

  1. Ma la chiesa di S. Maria Francesca delle Cinque Piaghe
    esiste davvero?

    O è frutto di fantasia come il racconto?

    Bella figura di parroco eh….:( Non mi sorprende affatto…
    (vero che non sono tutti così, ma la realtà viene in aiuto alla fantasia…e questa un poco l’addolcisce se raccontata in un certo modo senza calcare la mano…)

    ari-ciao
    .marta 🙂

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