Storie

✍rien ne va plus!

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Aveva camminato in lungo e in largo, esplorandone gli anfratti più reconditi. Quelli che i percorsi turistici non avrebbero mai battuto. Dove i casamenti e i vicoli, gli intonaci scrostati , alitavano, con un sorriso acqua e sapone, atmosfere memorabili, emozioni altrettanto coinvolgenti , seppur meno violente, di quelle propalate dalle labbra smaglianti dei musei e delle statue. 

Muscoli e piedi, ormai sfiancati, lo obbligarono a una sosta. Una rapida ricognizione individuò una bella panca, vuota a dispetto della giostra che vi girava davanti,  con i suoi bei cavalli dai finimenti azzurri e dorati. Mille luci e le note di Pink avviluppavano i pargoli in groppa, controllati a vista dalle madri attaccate alla piattaforma. Ridevano tutti, i bimbi, e con loro i cavalli di legno.

Una donna trascinava con la forza, lontano dalle tentazioni, una ragazzetta dall’aria imbronciata ma col sorriso sotto i baffi. Consapevole che, presto, quello imbonitorio della mamma gli avrebbe concesso un compenso forse anche più ghiotto, sfinito com’era dai sensi di colpa.

Le risate squillanti dei bambini riuscivano a sopraffare il brusio dell’andirivieni della piazza e le urla arrochite di uno sparuto gruppetto di manifestanti. Timido e intristito retaggio d’ideali estinti, fossili invisibili alla gente indaffarata (?) e indifferente, e alla tirannide più diabolica di tutti i tempi. Le risate di scherno che, per qualche attimo, si sostituivano all’insulso ridacchiare stampato sulle maschere dei passanti, non erano che conferme dei guasti irreparabili di una società diabolicamente sedotta a perfetto sodale.

Contagiato dai bambini, rideva anche l’uomo sulla panchina. Il suo, però, era un riso amaro, sebbene sperasse che l’istinto potesse recuperare, fosse anche per un attimo, quei timbri limpidi, quei suoni d’ardimentosa letizia, prorompenti eruzioni tipiche della gioventù. Preziosi bootleg che l’usura e i biscazzieri avevano manipolato fino  a distruggerne la forza, a soffocarne l’allegria.

Il sogghigno del giostraio era tanto sinistro quanto baldanzoso, ostentato. Cinicamente certo che tutti avrebbero fatto finta di non vederlo, adusi ormai alla rimozione della verità, alla rimozione della loro complicità. La giostra andava sempre più veloce, per la goduria dei piccoli cavalieri, inconsapevoli di essere solo al primo giro. Quello migliore, per loro. L’unico. L’ultimo, invece, sarebbe stato il completamento del capolavoro del giostraio.  Di solito era il secondo o il terzo,  il giro che dava la certezza che i sorrisi ammaestrati erano pronti per essere proiettati nel gioco, a rimpiazzo dei vecchi e dei morti, o di qualche rara e pericolosa satira irridente. Specie praticamente estinta con l’astuto aumento della posta in gioco, e qualche giro di giostra in più.
 


Mordicchiate di continuo dai denti, le labbra verniciate a fuoco delle madri non opponevano resistenza. In fondo, pur sollecitate dall’incontenibile gioia dei figlioli, non avevano affatto voglia di schiudersi, nemmeno in un abbozzo di sorriso. Tormentate , com’erano, dalle rughe agli angoli della bocca, dall’appropriatezza della mise, dal body asfissiante, dalla pancia gonfia, dall’assorbente spostato, dalle bucce d’arancia, dai tacchi troppo alti, dal culo afflosciato, dall’evanescenza del partner, dalle lusinghe di avance inaspettate quanto desiderate, dai peli tenaci, dalle zampe di gallina, dalle tette appese, dalle smagliature, dalla tintura sbagliata, dall’Amore. E, non ultimo, anche da un pizzico d’invidia per la netta disparità di risorse di gioia, la cui dotazione si era dissolta da tempo immemore, sperperata nel nulla . 

Lo sghignazzo di un vile che scherniva un mendicante, il cachinno di una parvenu bardata di gioielli e insufflata di botulino, e gli scatti di risa nervose di due amanti alla resa dei conti, non ebbero la meglio sulle splendide risate a crepapelle dei bambini.

Riprese il suo girovagare con aria trasognata, a labbra appena mosse in un sorrisetto acido. Con la dotazione agli sgoccioli, non poteva permettersi altro.

L’olezzo acre di escrementi equini urtò le sue narici e, d’istinto, si trovò faccia a faccia con uno dei cavalli di una carrozza in attesa. Aveva una lunga criniera bianca, ruminava con flemma e i suoi grossi occhi sporgenti lo fissavano, ammiccando rapidamente. L’apparigliato, invece, si girò verso di lui per caso , con indolenza e, senza muovere un muscolo della sua lunga faccia, abbassò la testa sin quasi a toccare la strada, nitrendo sommessamente. Sembrava piangesse. 

✡ orapcfoaèpc
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3 thoughts on “✍rien ne va plus!

  1. La giostra è da sempre simbolo di spensieratezza, ingenuità e fantasia.
    Nell’immaginare una persona seduta su una panchina a contemplare la vita che scorre, davanti ad una giostra che gira tra il vociare di bimbi e i sorrisi dei grandi, avverto un vuoto, una profonda solitudine. Mi sembra di leggere tra quelle rughe scavate sul viso il bisogno di un piccolo spazio per attingere ad una gioia che non gli appartiene più. Solitudine e malinconia che lo accomunano ad un quadrupede apparigliato a tirar carrozze su e giù in una città cieca nei confronti dei deboli.
    E tutt’intorno risa, rumori e luci ….
    Complimenti, un post davvero bello.
    un caro saluto
    Affy

    • La gioia dell’innocenza dura poco, un giro di giostra. Poi i giostrai hanno la meglio, schiacciandola sotto il peso di regole, convenzioni, compromessi, incuria e violenza. Quando la giostra si ferma, per un altro giro, la gioia che scende é smunta, appassita, omologata, pronta per gli altrui disegni. Qualche traccia galleggia, qua e là, sparuta, nell’oceano dei sorrisi amari e/o compiacenti, tra gli ipocriti e i collusi. Solo i seriosi non ne conservano tracce, anzi se ne vergognano semmai ne avvertissero qualche singulto. Sono i peggiori, in ogni senso, perché o hanno capito il gioco e vogliono giocarlo sino in fondo, o invece, non hanno compreso nulla, ma credono di essere i salvatori della patria (in senso lato). Insomma pedine perfette. Soldatini di piombo.

      Solo nella vecchiaia, con le lacrime che escono facili, la gioia ritorna a fare capolino con ripristinato vigore.

      Grazie per la testimonianza e il plauso
      Giampiero

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