Storie

✍il mondo di mezzo

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La prima cosa che faccio quando mi sveglio al mattino è aprire la finestra che illumina la mia bara mansardata, per assaporare sino in fondo la frustrazione dalla realtà immutata che galleggia, pesante, sopra di me.

 È un’abitudine che non riesco a cancellare, un masochistico bisogno di pestare una già pesta speranza che, chissà perché, insiste nell’aspettarsi qualcosa di nuovo, di diverso. Un miracolo, probabilmente. Sebbene entrambi perfettamente consapevoli che i prodigi non sono mai esistiti, un’invenzione come tante altre. Trucchi per imbecilli.

Superato lo shock, blando ormai, ma pur sempre valido, mi preparo per affrontare la giornata, per riprendere il mio posto di utile idiota a servizio. Dei vivi, su in cima, e di quelli futuri di mezzo. Che, con una manciata di noccioline, mi tengono buono. Giorno dopo giorno. Mese dopo mese. Anno dopo anno. Fino alla fine. La schiera degli utili idioti, progettati per i ludi dei vivi sin dal grembo, è molto nutrita. Ognuno di loro, da idiota di razza, pensa, è convinto di essere meno idiota o di non esserlo affatto rispetto ai suoi simili. E, in modo talvolta ridicolo, talvolta meschino e malvagio, scalcia e sgomita o uccide, nell’illusione che presto o tardi potrà essere ammesso se non fra i vivi, nel caotico e affascinante mondo di mezzo, tra i futuri vivi. Senza rendersi conto che non può affrancarsi, anche se fa finta di essere vivo.

Compiuto il mio dovere, con le noccioline in tasca e una pacca su una spalla, affinché i valori finti, trasmessi con astuzia di generazione in generazione, pur con doverosi aggiornamenti temporali, possano essere gratificati e vivificati, ritorno a casa beato e contento di essere stato utile all’umanità. E magari ne discuto, con enfasi e orgoglio, con i morti che condividono la mia stessa bara.

Nel cosiddetto tempo libero, più defunto che mai, mi arrabatto tra uno shopping inutile e un tour allucinatorio tra i morti di altri posti, o di quelli stranieri, più fascinosi nelle loro diversità allocative e somatiche. Mi rimpinzo con cibi consigliati, e guardo un film che non ho scelto. Per rientrare, più morto che mai, nella mia bara mansardata e illudermi di riprendere un po’ di vita dormendo, nel sonno, nei sogni, nell’impossibile.

Nel frattempo allevo, se posso, come fan tutti quelli come me, gli idioti utili per il domani. Perpetuando finzioni, illusioni, falsità. Preparandoli al sacrificio. Per immergerli nella tragedia.

Quando il cielo è sgombro, il che accade di rado, riesco a intravedere, col binocolo, i vivi. Gli artisti e gli sceneggiatori della grande farsa, i cartai, i biscazzieri, i truffatori. Gli intoccabili.

Nella nuvolaglia nera e greve che, invece, galleggia in mezzo, e che oscura sole e luna, instancabile quanto impenetrabile, riesco solo a sentire, a percepire tintinnii di coltelli e bicchieri, fruscio di denaro, odore di sesso, risate di compiacimento e d’intesa, sussurri e grida. Per la verità, con una certa frequenza, piovono sputi, grossi e densi. Sui morti che, voltando le spalle, son convinti di evitarli, o al più li ritengono inoffensivi. Solo una volta, di sera, come un’apparizione celestiale, grazie a uno squarcio lunare, ho visto una cravatta di Hermès svolazzare al vento, un paio di tacchi 12 di Prada picchiettare su un parquet rigatino e lo scintillio inconfondibile di una bottiglia di Bollinger.

L’ultima cosa che faccio, prima di andare a letto, a chiusura di una lunga giornata di schiavitù e falsità , è guardarmi allo specchio e vedere, immancabilmente, la faccia di quello che avrei dovuto essere. Poi, una volta sotto le coperte, con la faccia di tutti i giorni, quella vera, cadaverica, chiudo gli occhi aspettando che il morto possa finalmente morire per iniziare a vivere.

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2 thoughts on “✍il mondo di mezzo

  1. ammappela! tutto ‘vero’ in sostanza, e però tu batti leopardi 2 a 0: niente che possa addolcire, lenire, mitigare, smussare, piacere? Sto leggendo “vita di un matematico napoletano”, poi te ne parlo.

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