Storie

✍le voci di dentro

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Roy era stato sempre un tipo solitario. A suo agio nel silenzio, nel mondo che si era costruito su misura e che non prevedeva intrusioni se non entro un limite prestabilito quanto umorale. Un mondo costruito sulle immagini del televisore, suo unico e vero grande amico. Compagno di fuga. Le rare volte che aveva osato, e si era gettato nella mischia, si era puntualmente rintanato più di prima. Incapace di affrontare e soffrire. Incapace di confronto. Dentro di lui si agitavano tumultuosamente due energumeni perennemente in lotta, che sfiancavano di continuo la già delicata psiche del ligio e controllato rappresentante farmaceutico. L’involuto e orrendo stolto dai mille difetti e il brillante simpatico dalla cultura inarrivabile se le davano di santa ragione, persino durante la notte. Lo specchio, in uno col pessimismo cosmico innato, parteggiavano apertamente per il primo, che finiva così per prevalere gettando, quando più quando meno, il mite Roy nello sconforto più totale. C’erano momenti , giorni in cui si vedeva tanto orribile e imperfetto da considerare la vita una insopportabile prova, un macigno che lo spiaccicava con sadismo cadenzato quanto implacabile. Un’estenuante fonte di ansie, frustrazioni e problemi che, però, non aveva né avrebbe mai avuto il coraggio di spengere anzitempo. Nè di combatterne l’irruenza.

Si nasce e si crepa da soli, ma nel mezzo ? Che succede nel mezzo, dove ci si ammazza di fatica per foraggiare altrui interessi nell’illusione di ingannare il tempo mentre in realtà lo si consuma più in fretta? Nel mezzo si va avanti coi paraocchi, come i cavalli, pensando il meno possibile e immagazzinando negli ampi vuoti della solitudine cose e persone, nel velleitario o illusorio tentativo di eluderne, anche a tratti o per poco o di poco, la sua ineluttabile presenza. Un immenso barnum dove le solitudini si intersecano, s’ingarbugliano e si scambiano favori, di continuo, in un vortice senza fine. Emozioni e sentimenti si consumano in fretta, transumando più prima che poi nell’accomodamento. In un patto di reciproca assistenza, silenzioso quanto apparentemente efficace, che riesce in molti casi ad appaiare solitudini di ogni sorta, vuoti che si sommano ad altri vuoti. E che tali rimangono, binari di solitudine, sino alla fine. Forse anche più morti della singola rotaia se non per l’illusorietà e l’aleatorietà delle traversine che li collegano, ogni tanto.

Roy, nel suo mezzo, per non disattendere al ruolo che la scenografia gli aveva assegnato , riuscì a trovare la sua anima gemella. La solitudine giusta con cui abbinare la propria. E con la quale stabilì, sin da subito, un bel patto di alleanza. Emozioni e sentimenti furono saltati a piè pari, lasciando alle abitudini e alle convenienze immediato campo libero.
Geena e Myrna, sin dalla loro venuta al mondo (chissà come), con la loro esuberanza, spazzarono il silenzio mortifero che imprigionava la casa. Il ligio e controllato rappresentante faticò non poco a sopportare chiacchiericci e concioni, scarpe e calzini sparpagliati, letti sfatti e musica esplosa a alto volume, urla e strepiti che, con la crescita, divennero ancor più potenti e incontrollabili. Ma che, alla fine, scalfirono il suo carapace, apparentemente inviolabile. Continuando imperterrito a ammazzarsi di fatica, anche perché altro non avrebbe saputo fare, non si accorse però che il tempo era passato e che Myrna e Geena erano ormai pronte per i loro viaggi, in posti diversi e con il loro bagaglio di solitudine. Che, all’apparenza, sembrava alquanto più leggero di quello del loro ormai stanco genitore. Roy, nel vederlo, pensò che forse poteva esserci una speranza. Quando, una dopo l’altra, dopo un bacio d’insolita calorosità, si chiusero la porta alle spalle per l’ultima volta, il canuto e stremato ex informatore di medicine rimase affranto e cadde in una profonda malinconia. Che divenne franca prostrazione quando, dalla sera alla mattina, sparì anche la moglie. Senza una parola o due righe sul perché. In un lampo ripiombò nel silenzio che aveva tanto amato, in cui era nato, e che adesso lo stritolava con le sue voci di dentro.

Passò il resto dei suoi giorni seduto a fissare il vuoto, arrovellandosi come un dannato nella fodera della memoria. Rovistando nei rimpianti.

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