Storie

✍una giornata normale

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Joey si svegliò più arzillo e pimpante del solito. la macchina nuova era arrivata e fremeva dalla voglia di entrarne in possesso.

Rachel, mentre il marito fischiettando senza posa consumava i rituali mattutini, impartiva gli ordini alle domestiche portoricane.

Jack e Angie, i frutti del loro immarcescibile amore, avevano già lasciato l’immenso appartamento della zona residenziale e, a cavalcioni delle loro Harley Davidson, zigzagavano a tutta birra tra le auto impastate nel traffico. Li aspettava una giornata da sballo coi loro amici. La scuola, noioso obbligo per arraffare un pezzo di carta d’appoggio per il loro futuro già preparato dagli amici, li avrebbe attesi invano.

La televisione, perennemente accesa, sputava canzoni e intingoli,  sovrastando il rombo dell’aspirapolvere che le serve armeggiavano con maestria. e il silenzio, per il resto della giornata.

Rachel, dopo quasi cinque ore tra pettegolezzi e squittii telefonici, massaggi e make-up, fece il suo ingresso trionfale in strada, impellicciata di visone e sorretta da tacchi 12. la scia del suo profumo era così possente da annichilire l’olezzo di piscio e spazzatura abbandonati senza parsimonia in ogni angolo. sorrise compiaciuta, più volte, agli apprezzamenti di vari sconosciuti, anche  a quelli pesanti, i più eccitanti e desiderati. davanti alla vetrina del gioielliere, mentre concupiva un collier tempestato di diamanti che presto avrebbe avuto al collo, gli si parò davanti il volto sorridente e pacioso di Joey. un vero imbecille che aveva sposato solo per il denaro e che mai avrebbe lasciato. certezza inconfutabile e inossidabile al tempo. al contrario dell’amore, troppo volatile specie se squattrinato. certo qualche volta aveva tentennato, e  anche ceduto, al fascino di qualche maschio conosciuto qua e là. ma l’immancabile nullatenenza o l’impari confronto col creso,  l’avevano immantinente sempre riportata a quella realtà dorata, esagerata alla quale non avrebbe mai rinunciato. insomma non aveva mai perso la testa. e mai l’avrebbe persa per futili sentimentalismi, ideali per sciocchi sognatori, per ingenui e illusi. gente dal pugno di mosche facile. utili idioti.

Joey sfrecciò con il suo fiammante e arrogante SUV tedesco sul raccordo. per provarne la potenza e far godere alle orecchie il sound di quel motore impareggiabile. i traffici in cui era coinvolto, e che fruttavano benissimo, potevano aspettare qualche ora. e poi doveva riflettere sui festeggiamenti serali, d’obbligo per il lieto evento. azionando la freccia propendè per una fastosa cena lasciando all’amante, ben più prestante e giovane di Rachel il week-end in campagna. sebbene la moglie nulla mai gli avesse negato. anzi.

La vecchia barbona sulle strisce pedonali non s’accorse nemmeno dell’arrivo dei bolidi che la travolsero spedendola al creatore. un paio d’automobilisti spazientiti dal blocco inevitabile del traffico sollecitarono più volte l’intervento dell’ambulanza. nessuno prestò caso ai centauri. uno dei quali, prima rallentò, diede uno sguardo alle sue spalle, e poi si fermo un attimo per controllare se il mezzo avesse subito danni. quindi ripartì sgommando, dopo una rapido sguardo all’orologio, e imprecando per il parafango ammaccato.

Carlino, il gestore del ristorante italiano sul lungomare, servì personalmente i migliori clienti che aveva. a loro era sempre riservato il tavolo affacciato sull’acqua, e su cui il panorama si stampava come una foto d’autore. quella sera la famiglia al completo era allietata anche da amici. della stessa specie. alle due di notte i coniugi presero la strada del rientro a bordo del nuovo possente giocattolo, mentre i pargoli si fiondarono nel branco per continuare sino a mattino inoltrato i rituali della notte brava. notte che Angie divorò con coca, sesso e bourbon, nell’impaziente attesa di inforcare la nuova Harley che papà le aveva già comprato, solidale con la sua sofferenza.

✡ l'immagine è del ristorante "Alberto" di Ischia (fonte: Google)
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