Storie

✍il testimone

thUna sorta di raglio ridesta dal torpore della controra, il vecchio accasciato sulla sedia di plastica davanti al bar del crocicchio di periferia.

 

Lo sguardo, pur appesantito dalle palpebre stanche, inquadra immediatamente una bocca spalancata che sprizza saliva e svela una chiostra giallastra e incompleta, seppur dai margini affilati. Sconcezze mai sentite prima si diffondono nell’afa, frantumandone la compattezza al punto che gli sembra di percepire uno zefiro che, pur malvagio nell’essenza, gli accarezza le rughe. Il naso, arricciato all’inverosimile, divarica le narici permettendo l’eiezione di furiosi sbuffi caliginosi, continui quanto densi. Gli occhi, iniettati di sangue, sono praticamente fuori dalle orbite e saettano violenza e odio. Le sopracciglia sono arcuate, la fronte praticamente scomparsa e i capelli ammassati e appiccicati al cranio, ingrommati da unto di antica produzione e dal sudore che, invece, cola abbondante, stimolato dal solleone e dalla foia omicida.  Collo e viso sono enfiati e deformati, fusi in unica maschera di orrore. Le braccia gesticolano a pugni chiusi, avvicinandosi sempre più minacciose al muto malcapitato, atterrito e paralizzato dalla paura.

 

L’arrivo di un paio di TIR strombazzanti oscura la visuale del vecchio, per qualche secondo. Il tempo necessario perché di quel mostruoso alieno non vi sia più traccia. Tutto tace sepolto dalla opprimente coltre di calore che il sole stende da giorni senza ritegno. Convinto di aver sognato o di essere stato prescelto dal Signore quale testimone di una nuova terribile specie, il vecchio entra nell’angusto e spoglio locale, per sciacquarsi la faccia e tonificarsi con un caffè ristretto.

 

Il contabile, appena rientrato in servizio, appare alquanto sprimacciato. I colleghi, conoscendone la mitezza e la riservatezza, sono perplessi e curiosi, ma non osano chiedere. È lui che, d’impeto, per far sfiatare l’ira che ancora lo riempie e lo tormenta, si alza di botto e li chiama a raccolta, alla finestra. Pacche e commenti di solidarietà lo confortano e, finalmente, gli donano serenità e rassegnazione.

 

Il mattino seguente, dopo una notte insonne e lasciata la moglie alle sue solite e incomprensibili paturnie, la saracinesca abbassata del carrozziere lo costringe a mordere il freno, a soffrire ancora. Anche se, in quel tempo morto, non può non rimirare la sua preziosa automobilina. E, con mano delicata e amorevole, lisciarla più volte a rassicurare il possesso.

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