Storie

✍terapia d’urto

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Dopo faticose peregrinazioni ai quattro angoli della città, setacciata a fondo nel suo ventre di cemento armato e tufo, la donna finalmente sciolse la prognosi, e formulò la diagnosi a lungo attesa. La casa all’angolo della piazza sarebbe stata la loro dimora. Non senza piccoli ritocchi, naturalmente. A lavori ultimati, circa tre mesi dopo, l’uomo varcando la soglia si ritrovò in un contesto che, al di là di ogni consapevole aspettativa, trovò del tutto sovvertito. Esperti architetti e raffinati artigiani avevano confezionato una sorta d’immensa bomboniera, un miscuglio di stili e forme francamente osceni. La vecchia anatomia, così graziosa nella  sua sobria essenzialità, era stata devastata, con amputazioni e innesti alquanto discutibili oltre che costosi. La regina entrò trionfante e sorridente, con al seguito la serva, piegata in due da un carico di inutili orpelli, ultimi punti di sutura del primario chirurgo.

Tuttavia quello shock non fu esiziale. Anzi fu come una terapia d’urto, un vero bolo massiccio e miracoloso. Pochi secondi e capì di essere fuori posto, in quel posto e vicino a quella persona. In quegli istanti, in cui la cenestesi gli restituì finalmente una sensazione di benessere, smarrita chissà quando e come e perché, si sentì pervaso da nuove energie e emozioni, intense e centrifughe.

L’aria frizzante contribuì in maniera decisiva al processo di ritonificazione e lo spinse, senza indugi, a correre verso luoghi e persone che aveva abbandonato, travolto da insane influenze, contagiato da perniciosi quanto patinati  malesseri. Per sua fortuna la porta che si aprì, dopo una lunga impaziente scampanellata, dichiarò un volto sorridente, immune e indulgente. Bello, sano.

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2 thoughts on “✍terapia d’urto

    • Talvolta le sensazioni, le percezioni che segnalano magari anche in modo confuso ma insistentemente una strada o una scelta sbagliata, non riescono a raggiungere la superficie se non accade un quid imprevisto e imprevedibile che riesce a spingerle sù, verso la consapevolezza. Così portando alla vista dell’istinto ció che la ragione vuole mistificare, seppellire ovvero ripristinarlo nella sua genuinità originaria.

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