Storie

✍️il cielo in una stanza

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La sdutta serva negra arriva puntuale alle 9 e mezza del mattino. E scappa via alle 7 di sera, ancor più scura di quanto non già sia. Trafelata e silenziosa, con gli occhi bassi. Il signor G che, talvolta, l’incrocia si chiede immancabilmente se la sua magrezza sia costituzionale o, invece, il segno manifesto di sofferenza, di maltrattamenti. Come il suo cipiglio, del resto.

 

Tranne una volta, invece, e di sfuggita, non ha mai incrociato i suoi padroni. Lui pelato e spavaldo, lei dai gonfi e ricci capelli castani, e dall’occhio scaltro. Quasi sdutta come la sua schiava, ma di certo non per inedia. I parvenu, insieme ai ruffiani, hanno prima infiltrato e poi soppiantato l’originaria composizione altoborghese del quartiere residenziale dove, tra ville sfarzose, viali alberati e panorama sul golfo, si annida una moltitudine di edifici anonimi. Parallelepipedi messi in piedi in quattro e quattr’otto, dalla sera alla mattina. Da chi, tempo fa, aveva più che mai le mani sulla città. Non che oggi sia diverso, ma non v’è altro da saccheggiare, almeno per ora, sulla collina. Collina ubertosa e profumata affacciata sul mare, pausa per la mente, tramutata così in un groviglio di cemento armato bagnato (o no, secondo autorevoli opinioni) dal mare, anch’esso guastato dal progresso.

 

Mura, soffitti e tramezzi di tali palazzine, costruiti al risparmio massimo per una resa massima, sono di fatto messaggeri di notizie, di umori, di verità. Straordinari strumenti che svelano, in tempo reale, trucchi e artifizi. Capaci di strappare maschere per svelarne di altre. Insomma grazie a loro il signor G sa tutto dei suoi vicini del piano di sopra, pur non conoscendoli affatto.

 

Il pelato, spavaldo e palestrato, non c’è mai. Chissà in quali faccende lucrose è affaccendato. Il suo vocione, scurrile anche nei contenuti, ne attesta manifestamente il rientro. E, alla prima sera, si banchetta sino a notte inoltrata, tra lazzi e frizzi. Con sottofondo musicale a 250 dB. Nei giorni a seguire, prima della nuova ripartenza verso luoghi lontani quanto oscuri e redditizi, si barcamena tra una partita alla televisione e due calci al pallone nel giardino con l’ultimogenito.

 

La riccia vaporosa passa l’intera giornata a tentare di insegnare qualcosa ai pargoli. Uno in particolare. Quello evidentemente più duro di comprendonio. Non fa altro. Al resto pensa la serva negra. Anche portare il cane in strada, quando occorre. Le giornate, e le serate, trascorrono tra il ronzio dell’aspirapolvere e le urla nevrotiche della donna. Cui fanno riscontro i lamenti e i pianti dei discenti. Il tutto, naturalmente, in puro vernacolo condito da imprecazioni, bestemmie e vaffanculo. Trovata la gallina dalle uova d’oro, l’ossuta signora dagli occhi scaltri e vispi, e dalla testa colma di riccioli, non l’ha di certo più mollata. Agi e lusso hanno sepolto qualsiasi remora, o velleità. E, a giustificare la sua oculata scelta, tenta di darne un senso attraverso l’impegno e cavar sangue dalle rape.

 

Con cadenza settimanale accade, purtroppo, un evento straordinario. Un evento che pone una tregua alla didattica, al solito leitmotiv. Agli abituali umori.  Il che si traduce in una baraonda ove vige la legge della libertà di saccheggio. Urla, tramestii, rumori di  mobili spostati e suppellettili sbalzate, pallonate,  guaiti e risate travolgono la resilienza del sottile strato di mattoni divisori, piegandola al punto da non costituire più barriera, pur minima, alcuna. E che costringono il signor G a usare il suo iPod per poter prender sonno. A parte Xfactor e Masterchef, noti scatenanti e partecipanti del sabba, al signor G , al momento,  sfuggono quali siano gli altri trigger.

Prima di cadere tra le braccia di Morfeo, il signor G non riesce a mai a sottrarsi al resoconto della giornata e al sommario del percorso fatto sino a quel punto, quando non travolto dalle ansie di traversie e contingenze maligne. Dacché  l’appartamento sopra al suo è stato occupato s’è aggiunta anche un’altra preoccupazione, più che altro una curiosità: sapere ciò che pensano (o sanno) di lui coloro che ne calpestano costantemente il cielo. 

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