Storie

✍️ogni mercoledì

Unknown

Non fu certo il destino a farli incontrare, ma la determinazione. E non quella del signor L il cui aspetto gigantesco e grossier, terrificante, non era posseduto da uno spirito equivalente. Sbocconcellava, tranquillo, qua e là nel mentre preparava con alacre impegno il suo avvenire senza alcun fronzolo mentale, presto incline a calarsi nella vita così com’è. Insomma tra casa e propedeutici salottini di provincia riusciva a trovare qualche spiraglio anche per i sentimenti che, in alcuni casi, erano esplosi in modo fragoroso tanto da destare meraviglia persino in se stesso. Incredulo che quel corpo così grosso e sgraziato potesse anche esprimere carezze e soavità. Più e più volte aveva incrociato, in questo percorso coi piedi ben piantati per terra a spianarsi la strada, la piccola e graziosa C. Ma mai l’aveva vista, pur essendone compagno di scuola e habituè delle comitive del fine settimana. Con i 4 passi che separavano le loro case come se fossero stati 19000.

La piccola C, paffuta e graziosa, cogli occhi chiari come il mare e attenti come un periscopio di un sommergibile in acque nemiche, era alquanto inquinata da una genìa assai instabile psichicamente, quindi in preda a sbalzi d’umore e paturnie varie. Paturnie però assolutamente ininfluenti nella sua opera di scandaglio, tenacemente e ostinatamente protesa a raggiungere un matrimonio ragionato, i cui requisiti di base non potevano prescindere dall’agiatezza. La graziosa pagnottina, insomma, bramava un posto al sole, cullata tra il ceto e il censo. Un casalingato di lusso ove poter esprimere la sua gioia di spendere senza freni e le sue velleità pseudo-intellettuali. Quando gli anni, secondo convenzioni tramandate e consolidate, iniziarono a raggiungere il limite di guardia, s’impose un’accelerazione e, mollate senza più indugi le cime di barche senza motore, virò il suo potente periscopio sull’omone che, stupidamente, aveva trascurato pur avendolo avuto sempre sotto gli occhi. Figlio di notabili e proteso verso una carriera tanto prestigiosa quanto remunerativa, concretizzava quanto sempre bramato. Quando il suo intuito infallibile ne percepì anche la fragilità, le crepe nell’imponente scafandro, emerse improvvisa dagli abissi e si fiondò senza remore sul prescelto. In modo diretto, senza mezzi termini e determinata a impadronirsi dell’uomo, incurante dell’abusiva al suo fianco. Spazzata via in pochi giorni coi siluri di poppa.

Camerieri, governante e tata portarono avanti la magione a 3 piani avuta come regalo matrimoniale, e i 2 figli che necessariamente lei volle mettere al mondo. La piccoletta, pancia o no, si tuffò anima e corpo in ogni sorta di attività fisica e spirituale che ritenne opportuno accendendo, nei tempi morti, conti aperti con tutti i migliori negozi del centro, compresa l’agenzia di viaggi.

L’omone, invece, sgobbava per riuscire (a stento) a pareggiare i disavanzi, incapace del pur minimo diniego. Obbediente a ogni richiesta, anche la più stramba ed esosa, seppur continuamente offeso e denigrato per le sue incapacità professionali e, di conseguenza, produttive. Stanco e demoralizzato provò a trovar conforto tra le braccia di una più giovane collega. Il tentativo affondò, però, tragicamente e anche presto: la zattera non volle mai lasciare la superficie e il periscopio, sempre in emersione, l’intercettò rabbioso. Ritorsioni, aggressioni e ricatti furono pronti quanto spietati e imperituri, complice la viltà prevedibile dell’uomo mastodontico. Annichilito dalle minacce dell’espulsione che l’avrebbe sospinto all’addiaccio, sotto i ponti. Insomma da allora divenne un sorvegliato speciale, una bestia da soma. Uno schiavo continuamente frustato (e prostrato) costretto a produrre sempre di più. 

La peripatetica rumena si scalda al fuoco dei copertoni incendiati. È mercoledì e sa che, da un momento all’altro, arriverà il suo miglior cliente, l’uomo grande e grosso che paga solo per essere ascoltato. 

Fine.

 

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