Storie

✍️un piccolo istintivo gesto

“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura,
 ché la diritta via era smarrita”

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 th1ah4zryi

“Sto al lavoro” esclama con voce biascicante il dott. B al trillo aggressivo del suo dorato melafonino. Per poi immergersi in una conversazione prolissa quanto criptica. E senza che mai le sue chiappe abbandonino la postazione abituale del suo travaglio: la sedia. Oltre a scaldarla per bene non vuole e non sa fare altro. Se non appendersi a qualsiasi forma di diritto che leggi e leggine apposite gli forniscono per attenuare al massimo il fastidio di dover fare, qualche volta, atto di presenza.

Il dott. P e la dott.ssa D non sono tanto da meno, tuttavia. Senza scordare il dott. C, infingardo per eccellenza. Un vero maestro, diabolico e cinico più del diavolo nel trovare, inventare nuove mosse e strategie per scansare lavoro e orari, per batter la fiacca, per bigiare con serenità godendo, al contempo,  per aver rovinato la giornata a chi dovrà rimanere al suo posto.

B, P, D e C appesi a 104, malattie, infortuni, convegni, congressi, congedi parentali e indifferenza (o connivenza) di chi sarebbe preposto ai controlli e alle sanzioni, navigano tranquillamente verso ogni 27, sicuri della prebenda riparati sotto l’ombrello degli inguaribili idioti che sono costretti a sobbarcarseli sulle spalle. Non è consentita, infatti, alcuna protesta o critica e, men che mai, una diversificazione stipendiale. Proteste e critiche sono, infatti, immantinente trasformate in arroganza e presunzione e, come tali esecrabili quanto esiziali, nocive per la tranquillità del servizio. Chi cerca di lavorare è pericoloso, poiché, a catena, disturba la quiete del dolce far nulla sia a monte che a valle. Gratta sulla corazza della mediocrità. E’ un rompiballe, un piantagrane, un chisicredediessere. E, pertanto, un individuo da isolare, con ogni mezzo. E senza diritti.

Il dott. G non è capace di imitare gli esimi colleghi, e soffre in silenzio (non sempre). Ha ingoiato più rospi che uno stagno. Dopo vani quanto velleitari tentativi di pretendere giustizia ha capito che azioni e parole sono stati controproducenti. E si ritrova, così, solo, malvisto e scoglionato. Un perdente predestinato. Quando entra nella stanza trova i 4 che si accapigliano, come sempre, per come spartirsi ore, minuti e secondi della finta presenza, per come accaparrarsi un festivo libero in più, per come evitare i casi più rognosi, per prenotare, con asterischi sul calendario, anniversari, compleanni, onomastici, trigesimi, battesimi, cresime, matrimoni e funerali, di animali domestici compresi. G sta per scoppiare, ormai solo ostaggio, utile idiota nelle mani di quei gaglioffi e di un sistema baro e biscazziere che ha stravolto ogni regola.  Questa volta, però, non si ferma, deflagra suo malgrado.

I 4 saranno trovati alcune ore dopo dall’omino delle pulizie, sul pavimento, col sorriso sulle labbra convinti che, finalmente, riceveranno lo stipendio senza muoversi di casa, straordinari compresi. E rivivranno quel compiacimento lussurioso delle loro furbizie e per quelle amicizie influenti che spianarono (e non poco) il loro percorso per agguantare diritti.

La sveglia interrompe, solo per un attimo, un bel sogno. Tacitata, infatti, con un piccolo istintivo gesto, il sogno riprende, aruspice di evoluzioni molto promettenti.

                                                                                              ————

“A te convien tenere altro vïaggio, rispuose, poi che lagrimar mi 
vide, se vuo' campar d'esto loco selvaggio”

 

 

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