Storie

✍️una cucchiaiata può bastare

fullsizerender

Seduti al bar, tra vuote parole di circostanza, di disgelo, si studiavano a vicenda.

25 anni prima si erano lasciati in malo modo, tra un fitto lancio di parole pesanti. Per qualche mese aveva consentito alla folle passione di lui di portarla ovunque. Fin quando, stanca di essere amata, s’impose e impose di voler amare. E, di certo, non lui. Così le loro strade presero destini diversi, lastricati da inciampi e esperienze curiosamente similari, come ebbero modo di scoprire 25 anni dopo.

Incanutito e rinsecchito, con quegli occhi bovini dietro quei ridicoli occhiali neri e quel barbone incolto, sembrava più vecchio e brutto di quanto non ricordasse. Sebbene, non di rado, lo avesse rimpianto più volte, non fosse altro perché certa che ci sarebbe sempre stato. Lì, con lei, pronto a sorreggerla comunque e dovunque. A coccolarla e a nutrirla col suo amore smisurato. Ora, invece, le sembrava solo un vecchio perdente, triste e noioso. Un pietoso illuso cristallizzato.

Era sbalordito, soprattutto con se stesso. Per non aver mai notato il suo volto. Un faccione oblungo enorme da cui spuntava un bel naso a becco e, sotto al mento, una pappagorgia tremolante. 25 anni avevano, inoltre, lasciato un segno tangibile e quel viso, che aveva sfiorato con le labbra e le dita estasiato, gli appariva duro, oltre che gigantesco. Durezza, del resto, che traspariva anche (se non soprattutto) dai suoi discorsi. Aveva lasciato una ragazza acqua e sapone, ricca di valori e di sogni e ritrovava una donna che aveva appreso la lezione della vita, le sue regole, cui si era adeguata in modo encomiabile. Avrebbe voluto, anche per un attimo, risentire la fragranza dei suoi capelli color del miele, in cui si era perso tante volte, ma la chioma stopposa che l’aveva rimpiazzata e il suo cianciare imborghesito fecero abortire d’incanto l’improvvida debolezza.

Finiti i convenevoli, pian piano vennero al dunque. Entrambi soli, divorziati, senza alcun legame, nemmeno ipotetico all’orizzonte, e con figli adulti e scorrazzanti per loro strade, si proposero una riedizione riveduta e corretta della loro liaison. Senza legami o obblighi, senza fisicità forzata. Senza progettualità, ormai improponibile se non ridicola.

E così si salutarono, con un abbraccio forte, e si separarono in vista del loro incontro successivo, chissà quando, come e dove.

Entrambi quella notte non fecero sonni e sogni tranquilli. Rimuginando sulle sciocchezze partorite in quel bar, sull’onda dell’entusiasmo della rimpatriata. Lui non le piaceva, non le era mai piaciuto. E ora, che stava sempre più apprezzando la bellezza dello star da soli, senza vincoli di nessun genere, senza esigenze di nessun genere, non si sarebbe certo inguaiata (o accontentata) nel dar conto a chicchessia. Lui, invece, si rese conto che aveva ritrovato una persona nuova, completamente diversa e in peggio. E che non ne era certo attratto. Anzi, al sol pensiero di rivederla, gli venne la pelle d’oca.

Il sole del giorno dopo cancellò con facilità gli sproloqui della notte. Trascorsero una giornata tranquilla, serena nella consapevolezza che nessuno dei due aveva per davvero intenzione di riscaldare una minestra andata a male. Al massimo una cucchiaiata  quando niente altro di meglio da mangiare.

 

 

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