Storie

✍️l’erba del vicino

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Sempre così, al rientro a casa. Mogia e svuotata, una volta svanito l’effetto terapeutico del lavoro, pur svolto in modo abulico.

Lanciate le chiavi sul mobile e nutrito il gatto esagitato dai morsi della fame, si dirige in camera per adempiere al rituale quotidiano, sedersi sul letto per alcuni minuti e, testa fra le mani, farsi un bel pianto non liberatorio meditando sull’inutilità della sua esistenza. Da quando se n’è andata senza una spiegazione, così di punto in bianco, non è più riuscita a riprendersi, semmai a sprofondare sempre più nel baratro della disperazione.

Spogliata degli indumenti stazzonati lo specchio riflette una figura appesantita dalla solitudine. Un fantoccio che a malapena si regge in piedi, coi seni penduli e con delle enormi borse a sorreggere occhi chiari quanto vacui, spenti. Lì davanti, ogni tanto, a gambe divaricate si masturba sull’onda dei ricordi dei sessi palpitanti e dell’odore sprigionato dalle  carni ardenti.

Il campanello trilla improvviso, a scuotere il nulla e il gatto sazio appisolato. Il cuore sobbalza e lo stomaco si serra. È lei, ne è certa. È finalmente tornata. A quell’ora non può essere che lei, l’unico e solo grande amore della sua vita. L’impeto e la speranza che spalancano la porta crollano al cospetto della vicina di pianerottolo, una donnetta minuta ma graziosa alla quale manca sempre qualcosa, e nei momenti più impensati.

Lo stupore la coglie alla sprovvista. Le mani della donnetta, mentre lei armeggia nella dispensa, la raggiungono come tenaglie, e palpeggiano senza posa, irrefrenabili. E frugano, con ardore. Dopo un attimo di esitazione, di resistenza, cede senza freni e senza condizioni.

Il sole scopre tre corpi avvinghiati, esausti e madidi. Col marito della donnetta a far da companatico. Il suo ingresso, inaspettato e accolto con timore e ripulsa, si è rivelato essenziale. Una esperienza che, suo malgrado, sente di dover ripetere.

L’ufficio, al 7° piano di un anonimo edificio alla periferia ovest della città, accoglie non senza meraviglia un’altra persona, priva di quell’alone di grigia mestizia cui era abituato. Poi ritorna, sornione, a far finta di niente anche se con grande disappunto.

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