Storie

✍️il numero perfetto

img_0130la pioggia venne giù all’improvviso, a dispetto della presenza del sole. che, colto di sorpresa, si eclissò lesto dentro un gruppetto di cirri, fidando nella loro falsità per riprendersi la scena appena passata la buriana. 

bagnata fradicia e claudicante per un tacco rotto raggiunse l’ascensore, al solito, stracolmo. era talmente stanca  che consentì alla mano morta artigliata al suo gluteo destro di avere un insperato giorno di gloria.

nel cubicolo del backoffice, oppressa dallo spazio angusto e dall’aria attaccaticcia impregnata di sudore annacquato, non resistette all’effetto mesmerico dello screensaver. restò in trance, stravaccata  a dondolarsi sulla sformata poltrona girevole, per un tempo indefinito, sospeso.  fino a quando si rese conto di poter porre fine alla stressante concione con se stessa, datante ormai da mesi.

l’ascensore sembrava arrancare, come se volesse intralciare i suoi piani. con qualche sobbalzo, ogni tanto, come a rimescolarle le idee. vani quanto puerili tentativi del destino di insinuare nuovi dubbi sulle sue decisioni.

con passo spedito, nonostante il tacco mancante, raggiunse in breve il goffo individuo col quale s’era scontrato sulle scale qualche settimana prima. e nel suo sguardo ritrovò conferma di quella dolcezza che l’aveva sedotta. lasciò il 9° piano raggiante.

e raggiante fece ingresso al 1° piano. sospinta dalla sua determinazione. l’uomo che alzò lo sguardo era il più muscoloso e rude dell’opificio di quel parallelepipedo alla periferia ovest della città. la cui virilità, sostenuta da dimensioni leggendarie, solleticava le fantasie di quella minuscola fetta di gentil sesso che non l’aveva ancora toccata con mano.

al rientro a casa lo trovò, come prevedibile, davanti al televisore. disteso sul divano a sgranocchiare cipster. lui le fece un lieve cenno con la testa, giusto per farle capire che l’aveva vista. per tutto il resto della serata non si mosse, non parlò se non per dirle, prima di spengere la luce, che l’ultimo affare concluso aveva fruttato una fortuna. altro fieno in cascina.

alle prime luci dell’alba, col sommesso brontolio del consorte a titillarle i pensieri , decise anche come e quando. il punto fermo  e imprescindibile della sua esistenza avrebbe avuto il fine settimana, e le grandi festività (per ora).

all’empatia e alla voluttà sarebbero bastati e avanzati i feriali.

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