Storie

✍️canto di natale

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il picchiettare dei tacchi a spillo  risuona nel vicolo deserto.

nessun rumore trapela dai balconcini serrati dal freddo natalizio. negli stomaci abbottati flottano  rimpianti, dolori e rancori che le feste hanno portato a galla. i bassi, di solito prodighi di voci e umori animati, tacciono privi di sorriso, di coraggio.

la donna cammina a passo svelto e capo chino, intabarrata in un cappottino di lana mortaccina. seguita dalla fila indiana di nuvolette di vapore disegnate dal suo fiato grosso.

le luminarie barbagliano sui sampietrini, trasformando il vicolo in un tappeto luccicante. alle cui estremità si racchiude la vita della passeggiatrice. nell’andirivieni fra il lupanare a buon mercato e il misero basso in cui, quando può, riposa le ossa.

le sue colleghe sono rimaste in servizio. in attesa  dei numerosi avventori che proveranno a stemperare la gnorgna di natale nella tolleranza. la maitresse e il macrò non hanno nascosto il loro disappunto per quel forfait e discutono fitto fitto in un angolo appartato, immersi in una nuvola di fumo giallognolo.

la berlina nera è ferma da ore. coi finestrini appannati. a nascondere l’uomo che ha consumato, nella sosta, un pacchetto di sigarette, e tutti i suoi dubbi.

ogni tanto dà uno sguardo allo specchio retrovisore nel mentre immagina a come sarà. e se sarà. in ogni caso tutto è pronto per il viaggio. da quando ha messo piede in quel posto, e l’ha conosciuta, non ha fatto che pensare a lei. ne è certo ormai, è lei la donna della sua vita. nonostante quel passato e le filippiche di amici e parenti.

con la chiave già nella toppa la donna si ferma ad ascoltare le parole dell’uomo. e scruta nei suoi occhi per trovare l’inganno o la beffa. non trovandone traccia apparente deve affidarsi al suo istinto. e in quello non difetta. nella miriade di uomini che ha accolto nelle sue braccia, lui è stato l’unico a farle diventare partecipi. tra la derisione delle compagne e l’inquisizione minacciosa della maitresse.

la pioggia comincia a cadere, prima con gocce grosse e rade poi con gocce fitte e minuscole. indifferenti all’acqua che scroscia e li schiaffeggia, i soci tenutari avanzano inciprigniti. decisi a sbarazzarsi dell’inopportuno e riportare alla casa la contumace, fosse anche a costo di lasciarle un imperituro ricordo sull’incarnato del suo bel viso. la molla del pugnale già tesa a scattare.

il ronzio dei tergicristalli e il surriscaldamento sospingono in fretta la ragazza fra le braccia aperte di Oniro. e in men che non si dica i suoi sogni finalmente sfrecciano, più veloci della berlina nera sull’asfalto morbido e liscio dell’autostrada del sole.

il salmodiare di insulti della maitresse è preda del silenzio del vicolo senza che possa dar fastidio alcuno. il magnaccia, girate le spalle, ritorna ciondolando al bordello, con le mani in tasca e il bavero alzato. la sua coscienza esulta, come mai prima nella sua miserabile esistenza. rimessa in sesto, sia pure per un rigurgito, dall’irresistibile tenerezza di quello sguardo supplice.

 

 

 

  

 

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