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gli scafazzati

Unknown

“..….È la fine del 1979. Palermo è una città avvolta in un silenzio spettrale. La giustizia è marcia, la mafia non esiste, le cause si decidono fuori le aule, le assoluzioni si barattano nei villini al mare di Mondello e Sferracavallo…….Gli ergastoli sono destinati solo agli scafazzati, gli schiacciati dalla vita, gli ultimi……”

dal corposo articolo di Attilio Bolzoni, commemorativo delle gesta (e della condanna) di Falcone e Borsellino, apparso su laRepubblica di qualche giorno fa (per l’esattezza il 19 maggio), mi è parso importante estrapolare questi frammenti, a testimonianza evidente che da allora non sono stati fatti progressi, cambiamenti, evoluzioni. di nessun tipo e genere.

tutt’altro

si fanno esattamente le stesse cose di allora, a Palermo come a Belluno, e gli sfigati, gli  scafazzati (le cui fila si sono ingrossate oltre misura), quelli cioè che pagano per tutto e tutti, sono sempre gli stessi, pur essendo la spina dorsale del paese.
la giustizia non mi pare sia rifiorita, così come tutto si decide al di fuori delle sedi istituzionali, teatri seriali di grottesche farse, animati tra l’altro da figuri non solo guasti ma anche ignoranti e arroganti. e la democrazia, seppur scassata e rappezzata, ha lasciato il posto alla sfacciata esposizione dei muscoli di chi può. una sorta di dittatura nemmeno tanto annacquata.

il sacrificio, deciso di certo non a Capaci, dei 2 magistrati colpevoli di credere e sperare, sollevò un’ondata emotiva che, a guardare a freddo, non fu che un fuoco di paglia. lasciar sedimentare è una delle regole fondamentali del potere. così come insinuare nelle menti che il nemico è il vicino, è il migrante che ruba il lavoro o il pensionato che vive sulle spalle della comunità attiva. insomma i capponi di manzoniana memoria.

Falcone e Borsellino sono morti invano, come del resto prima di loro tutti coloro che hanno creduto che il loro esempio potesse essere fonte continua di ispirazione per la coscienza delle masse, che il loro lavoro, i loro sacrifici, i loro ideali potessero scuoterla, nell’interesse supremo di una convivenza civile e solidale. insomma per una società più giusta.

Il coraggio uno non se lo può dare (cit. don Abbondio, I Promessi Sposi). E gli scafazzati perciò, in ultima analisi, meritano ampiamente ciò che si riversa sulle loro terga, poiché la loro pavidità distrugge in continuazione, tranne il potere.

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