✍🏾 passione indomabile

 

 

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Non si era mai illuso che il nome che gli era stato imposto potesse effettivamente fungere da promotore di gioia, di fulgido futuro. Ma che non facesse sempre cilecca almeno ci contava un po’. Il ragioniere Capece, dunque, sperimentò duramente quanto menzognera, e beffarda, fosse la promessa implicita nel Felice che precedeva il suo cognome.

Tranne la genialità nel manipolare, nell’addomesticare i numeri, arte  da tutti riconosciuta, per il resto non v’era che da stendere un velo pietoso. Tanto anonimo e insignificante fosse nel fisico e nello spirito. Un omino invisibile che, per non soffrire ulteriormente, aveva abolito tutti gli specchi dalla modesta dimora di periferia che i genitori gli avevano lasciato in eredità. Sicuri di renderlo felice.

Ma anche la genialità, ad un certo punto, divenne controproducente. Da unica fonte di sollievo, fiammella di piacere, si tramutò in un macigno di angoscia che rese, così, la sua infelicità nera come la pece. Un buco nero senza fine e senza vie d’uscita.  Sotto il diretto comando del boss Acampora, suo antico compagno di banco, il povero Capece fu cooptato, con la forza e senza retribuzione, acciocché organizzasse e diversificasse il riciclaggio del denaro sporco.

Passò, dunque, anni curvo e afflitto a far quadrare i bilanci e creare holding, prigioniero nella villa-bunker del boss. Dalla quale poteva allontanarsi, sotto sorveglianza, solo per le corse dei cani. Tuttavia quegli anni, benché parecchi, servirono a preparare il terreno, senza nulla tralasciare, laddove si fosse presentata l’occasione. Tutto fu magistralmente quanto audacemente calcolato.

Con pochi e sapienti ritocchi, della vecchia carcassa non rimase nulla di riconoscibile. Nè poteva essere riconosciuta la sua compagna, il cerbero delle ore d’aria, sfrondata di tutti i pesanti orpelli cosmetici e plastici. Per le strade di Asuncion, quindi, nemmeno il più scaltro e accanito cacciatore avrebbe potuto identificare i fuggiaschi in quel distinto e atticciato signore, e in quella graziosa e fine accompagnatrice al suo braccio.

Il ragioniere, già felice di non essere più Felice, credette però che la felicità inopinatamente agguantata con la nuova identità potesse durare sino alla fine dei suoi giorni. Una ricompensa per la vita grama passata. Perciò, passati alcuni mesi, e sentendosi al sicuro, riprese a presenziare assiduamente i cinodromi. A scommettere come un tempo, anche sul destino. 

 

 

 

 

 

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