✍🏾 arrivederci ragazzi

Stanco morto com’era, appena varcata la porta di casa si accasciò sul letto e, in un secondo, fu altrove. 

Lina lo riconobbe immediatamente e gli corse incontro sorridente. Non era cambiata anzi, per la verità, era rimasta identica a come la ricordava. Nel mentre chiacchieravano piacevolmente, del più e del meno, sulla strada sterrata che tagliava in due un lussureggiante e assolato campo di grano, si materializzò dal nulla una miriade di volti che, in modo più o meno intenso o fugace, e per qualche tempo avevano fatto parte della sua vita.  Compagni di studio, conoscenti e parenti , morose e colleghi, il giornalaio e l’elettrauto, gli si affollarono attorno, e lo toccavano in continuazione. Tutti sorridenti e non uno vecchio. La loro età si era fermata, congelata dalla memoria. Loasses, ad esempio, suo compagno di banco alle elementari, aveva gli stessi dodici anni di allora, e saltellava allegro come allora.

Nel mentre frugava nell’assembramento, sforzandosi di identificare  chi d’acchito non aveva riconosciuto, gli apparvero d’incanto i suoi genitori. Sornioni e sorridenti, e giovani. Di com’erano quando lui era figlio. E dietro di loro, nel volger di qualche secondo, occhi carichi d’odio e livore a cui non faticò a trovar faccia. Perciò ad evitare che quel sogno si tramutasse da bello in brutto, se non in franco incubo, fece di tutto per svegliarsi.

Dopo due giorni di piogge incessanti e cielo plumbeo, il sole ritornò a risplendere. Le minute gocciole barbaglianti che ricoprivano le spighe mosse dalla brezza davano l’impressione, dalla collina, che ci fosse un raduno di lucciole impazzite. Stava per muoversi, per alzarsi e raggiungere la strada, quando apparve un contadino dalle sopracciglia così grosse da sembrare cespugli. Ragazzo, disse, per caso ti sei perso? La mamma lo sa che sei qui?