Napoli, oggi: il Vesuvio brucia per mano criminale

Uncategorized

∞ O142

Immagine
Uncategorized

octopus

Il signor Coccoli ha sentito il bisogno di comunicare, a mezzo stampa, il suo odio verso i terroristi.

Nella rubrica “le lettere di Corrado Augias” (laRepubblica, 26 maggio) scrive: “….odio lui (l’attentatore di Manchester) e tutti i terroristi che hanno massacrato bambini, adolescenti, adulti…e li odierei anche se avessero massacrato ottantenni dai capelli tinti…li odio e sento che mi fa bene, mi fa amare ancora di più tutti gli altri anch’essi, come me, potenziali vittime di orrendi attentati logisticamente inimmaginabili….spetta alla forza degli Stati contrapporsi alla violenza dei terroristi, forza politica, giuridica e anche fisica…

Sono certo che molti, moltissimi condividono il suo pensiero, anche lo stesso Augias che, alla fine della sua risposta, esorta a non diventare come loro pur nel diritto di difenderci e colpirli.

Non so se il terrorismo esista per davvero. Personalmente sono convinto che sia una creazione del Potere per sostenere se stesso, uno spauracchio per distrarre l’opinione pubblica (e portarla dalla propria parte): una sorta di falange di burattini assoldati per compiere lavori sporchi utili all’auto-mantenimento del Sistema e, al contempo, alimentare il mercato delle armi e fomentare divisioni e pregiudizi. Odio, appunto. Nel solo interesse supremo del Potere. Dalla contrapposizione (apparente) di queste forze, il Potere ne esce sempre rafforzato, unico custode della sicurezza delle genti, baluardo contro l’Uomo Nero.

Nessuno odia, stranamente, le infinite e perpetue nequizie del Potere. Chissà perché, forse perché né palpabili né visibili. Insomma non percepite come violenza, sebbene la spazzatura inclemente che aleggia, greve, sulle nostre teste (e le nostre spalle e le nostre terga) non tenta nemmeno di camuffarsi. Una violenza senza pari, sia per intensità che durata e ampiezza, che evoca addirittura consensi, comprensione e partecipazione. Un massacro di idee, sogni e speranze che non solo resta non vendicato, ma viene addirittura sorretto, agevolato. Davvero inspiegabile.

E se invece i terroristi fossero entità autonome? Cioè esistessero per davvero? Ribelli insomma, rivoluzionari che tentano di opporsi al Crimine Costituito, quello esercitato senza pietà dal Capitale e dall’Imperialismo, e che uccide sogni, destini, ideali, confini, onore, dignità e sopravvivenza di milioni di persone? In tal caso sarebbero da ammirare e sorreggere, se non fosse per la distorsione del bersaglio: inaccettabile (quanto controproducente), infatti, che a pagare ( e caro) siano solo e sempre inermi innocenti.

E non i veri Colpevoli. Il che riporta, evidentemente, alla considerazione di prima, cioè che il terrorismo è figlio del Potere e a lui funzionale.

NFTpop340

Dieci centimetri a sinistra, nella stessa pagina dello stesso quotidiano, nella rubrica “invece Concita” un giovane lettore, un ventitreenne nomato Arturo, si duole della pessima eredità lasciata dalle generazioni che lo hanno preceduto, e con cui sta avendo i primi durissimi scontri. Una realtà orrenda, mostruosa che gli sta giustamente stretta e la cui responsabilità scarica senza pietà su chi lo ha preceduto senza far nulla (secondo lui). E che vorrebbe risolvere invocando lealtà e moralità in chi detta le regole del gioco, nel boia. Il futuro (anche il suo) è ora, e sebbene inficiato da chi lo ha preceduto, non giustifica affatto il suo stare con le mani in mano. Se vorrà davvero tentare di cambiare le cose, dovrà rimboccarsi le maniche e, gettando alle spalle gli alibi, lottare sul serio per una Società meno disastrata (almeno). Odiando in modo oculato, magari.

Standard
Uncategorized

gli scafazzati

Unknown

“..….È la fine del 1979. Palermo è una città avvolta in un silenzio spettrale. La giustizia è marcia, la mafia non esiste, le cause si decidono fuori le aule, le assoluzioni si barattano nei villini al mare di Mondello e Sferracavallo…….Gli ergastoli sono destinati solo agli scafazzati, gli schiacciati dalla vita, gli ultimi……”

dal corposo articolo di Attilio Bolzoni, commemorativo delle gesta (e della condanna) di Falcone e Borsellino, apparso su laRepubblica di qualche giorno fa (per l’esattezza il 19 maggio), mi è parso importante estrapolare questi frammenti, a testimonianza evidente che da allora non sono stati fatti progressi, cambiamenti, evoluzioni. di nessun tipo e genere.

tutt’altro

si fanno esattamente le stesse cose di allora, a Palermo come a Belluno, e gli sfigati, gli  scafazzati (le cui fila si sono ingrossate oltre misura), quelli cioè che pagano per tutto e tutti, sono sempre gli stessi, pur essendo la spina dorsale del paese.
la giustizia non mi pare sia rifiorita, così come tutto si decide al di fuori delle sedi istituzionali, teatri seriali di grottesche farse, animati tra l’altro da figuri non solo guasti ma anche ignoranti e arroganti. e la democrazia, seppur scassata e rappezzata, ha lasciato il posto alla sfacciata esposizione dei muscoli di chi può. una sorta di dittatura nemmeno tanto annacquata.

il sacrificio, deciso di certo non a Capaci, dei 2 magistrati colpevoli di credere e sperare, sollevò un’ondata emotiva che, a guardare a freddo, non fu che un fuoco di paglia. lasciar sedimentare è una delle regole fondamentali del potere. così come insinuare nelle menti che il nemico è il vicino, è il migrante che ruba il lavoro o il pensionato che vive sulle spalle della comunità attiva. insomma i capponi di manzoniana memoria.

Falcone e Borsellino sono morti invano, come del resto prima di loro tutti coloro che hanno creduto che il loro esempio potesse essere fonte continua di ispirazione per la coscienza delle masse, che il loro lavoro, i loro sacrifici, i loro ideali potessero scuoterla, nell’interesse supremo di una convivenza civile e solidale. insomma per una società più giusta.

Il coraggio uno non se lo può dare (cit. don Abbondio, I Promessi Sposi). E gli scafazzati perciò, in ultima analisi, meritano ampiamente ciò che si riversa sulle loro terga, poiché la loro pavidità distrugge in continuazione, tranne il potere.

Standard
Uncategorized

blocchi di partenza

IMG_4583

Di recente ho letto sul giornale di un tal Fittipaldi e delle sue critiche mosse a Di Maio, esponente del M5S. A giudizio del primo incapace, il secondo, di fare politica, di governare poiché non laureato, poiché espressione dei tanti giovani che, usciti dalla scuola “per il rotto della cuffia”, quindi carichi di ignoranza, è salito sul carro del sistema, “sempre alla ricerca dei più furbi, magari intelligenti ma quasi mai meritevoli”.

Lui, invece, stracarico di meriti fa il cardiochirurgo pediatrico in Nuova Zelanda, a 18000 km da casa, poverino, poiché essendo meritevole è stato costretto dal sistema, appunto, a andare via. Il che per come è sfasciato, ormai, il nostro piccolo paese ci può anche stare.
Quel che non dice, o dice in piccola parte, è che le opportunità di potersi formare, crescere professionalmente senza patemi di sopravvivenza, li deve in sostanza ai soldi che il buon padre, cardiochirurgo anche lui (guarda caso), ha profuso allo scopo. In altre parole il giovane Fittipaldi, come tanti altri a lui simili per ceto e censo, ha potuto fare quel che ha fatto poiché non doveva pensare e lottare per sopravvivere. Ben coperto dai soldi di papà s’è potuto permettere di stare all’estero per acquisire e formarsi, fino a diventare bravo (si suppone). Dalli e dalli, tranne deficit intellettivi gravi, chiunque impara l’arte.

Per un Fittipaldi che può fare quel che vuole e come vuole, cento e più Nessuno sono costretti a fare quel che non vogliono. A rimanere a casa, nolenti, poiché papà altolocati e soldi mancano. Perciò debbono accontentarsi di quel che passa il convento, e rinunciare a tutti i sogni di gloria. Costretti a spegnere la loro intelligenza in nome della pagnotta e della disillusione.

Ho conosciuto molte, moltissime persone cariche di pergamene e medaglie, ma poverissime di spirito e acume, oltreché becere e opportuniste, malvagie. Così come tante altre che, con la licenza elementare o anche senza, hanno palesato intelligenze mostruose e lealtà e doti umane fuori dal comune. Ciò a conferma che, come mi pare anche superfluo aggiungere, non è certo il pezzo di carta a fare un uomo ma esattamente il contrario. E che le competenze non si misurano solo o prevalentemente in base a mucchi di carta accumulati chissà come.

Di Maio quasi certamente non passerà alla storia, poiché è figlio legittimo dell’attuale vecchia concezione di fare politica (e non certo perché gli manca un pezzo di carta). Così come l’articolo in questione, pubblicato da un giornale di regime al solo scopo di denigrare e sminuire un concorrente (per ora) e mistificare il fenomeno della migrazione dei cervelli. E non certo meritevole, nella forma e nella sostanza, di occupare mezza pagina, nemmeno nell’ultimo foglio di provincia. Insomma un esempio di quella furbizia opportunistica figlia dell’incompetenza dilagante, titolata o no, che ha distrutto di fatto il paese e i suoi paesani.

Le pari opportunità non esistono. non sono mai esistite e mai esisteranno. I blocchi di partenza sono sfalsati, da sempre e per sempre. E senza alcun infingimento. Al massimo ridicole ipocrisie, inutili oltre che offensive. Per qualche tempo (poco), diversi anni fa, i blocchi apparvero allineati in modo giusto, acciocché non vi fossero facilitazioni di sorta, ma fu solo apparenza, e comunque la messinscena ebbe breve vita. 

Standard