Storie

✍️ cucina nostrana

 

 

 

OLYMPUS DIGITAL CAMERAIl caso, nella sua  imperscrutabilità, mi ha concesso lunga vita, e anche una buona salute se si esclude un modesto e incostante indebolimento nelle gambe che mi costringe, ogni tanto, a trovare sostegni anche improvvisati. Per un ottantenne qual sono è un miracolo. Tenendo conto anche della sostanziale tenuta della mia virilità, e dell’amore donatomi da una splendida cinquantenne.

Parenti, amici, conoscenti e paesani trovano assai deplorevole e ridicola la mia situazione, poiché sostengono che la presenza della giovane nasconde solo meschini quanto palesi interessi. Solo con un vecchio rincoglionito come me avrebbe potuto trovare un tetto, da mangiare e vestirsi come una signora una negra semiclandestina venuta chissà da quale lurido villaggio africano. Una scimmia antropomorfa fortunata quanto scaltra che, con un rottame nel letto, si è messa al riparo anche da sgradevoli sacrifici.

Confesso che, negli ultimi tempi, le loro beffarde parole, i loro lazzi, le risatine di scherno hanno minato le mie certezze e la fiducia riposta nella mia compagna. Più la guardo, soprattutto di notte quando dorme e posso osservarla con attenzione, e più mi chiedo come abbia fatto a perdere la testa per lei. Come non mi sia mai vergognato  per avere una negra al fianco, in casa. Sì è vero sono decrepito e repellente e di meglio non avrei potuto pretendere o avere. Però non le ho fatto mancare nulla e nemmeno a letto credo di aver sfigurato senza, al contempo, averle mai mancato di rispetto, aver preteso sconcezze a compenso. Sconcezze che potrebbe invece aver fatto con uno o tutti i miei detrattori, con chi mi ride alle spalle e in faccia, mettendo a frutto la lussuria che è innata in tutte le negre. In fondo, a ripensarci bene, l’ho incontrata e raccolta in un bar di periferia, sordido e puzzolente, equivoco. E nulla  so del suo passato, né glielo ho mai chiesto. Poiché l’ho amata sin dal primo sguardo. E quando, dopo qualche tempo, mi è sembrato che anche lei mi amasse, con sincerità, mi sono sentito al settimo cielo, sfrondato di cinquant’anni.

L’altra notte, mentre la testa ribolliva sul cuscino, ho preso la decisione di mandarla via, e mettere la parola fine a una scellerata illusione durata già abbastanza, a una frode perpetrata da una negra commediante di prim’ordine, di certo fedifraga, e riacquistare la dignità e il rispetto dissolti in un momento di follia senile.

La donna, dunque, si trova a vagare per strada senza sapere dove andare. Con la stessa valigia usata quando è partita da Massawa. Allora pesante di belle speranze, ora di amarezze e delusioni. Ha amato quell’uomo a dispetto della sua età avanzata, della sua decrepitezza. L’unico, nella sua nuova realtà, a non averla disprezzata né umiliata, l’unico ad averla accolta con tenerezza e comprensione, senza tener conto dell’involucro. L’unico, nella sua vita passata e presente, che non l’ha mai fatta sentire un oggetto, ma un essere umano con cui condividere un cammino pregno di emozioni e sentimenti. Sapeva che avrebbe trovato diffidenza e pregiudizi, affrontando l’ignoto in un nuovo mondo, ma una franca ostilità non l’aveva proprio prevista. Fidando nella civiltà in cui credeva di poter vivere una vita migliore, ben diversa  di quella che aveva abbandonato, miserrima e violenta.

Seduta su una panca, con le lacrime a dar sfogo alla disperazione, ha già deciso di lasciare quel posto, quel paese e ritornarsene a casa. Dove dovrà difendersi solo dall’essere una donna. 

 

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Firenze, ottobre 2017

Fotografia & Arti visive

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Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Collezione Farnese: soldato a cavallo (II d.C.), gennaio 2018

Fotografia & Arti visive

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Chiesa di Santa Maria di Donnaregina Vecchia, Cappella Loffredo: affresco di ignota attribuzione, Napoli dicembre 2017

Fotografia & Arti visive

∞ O154

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upside

La piazza (facebook) sta urlando: il centesimo per il sacchetto non s’ha da pagare.

urla pure per manifestare la fede calcistica. Nemmeno bisbiglia, però, sulla assurda montagna di soldi che vi gravita attorno, poiché partecipa attivamente allo sconcio e non certo con 1 cent.

Le urla di facebook, comunque, lasciano il tempo che trovano, ormai è notorio. Tant’è che si continuano a tollerare immani porcate (sanità e scuola allo sfascio, per esempio).

Mentre il sacchetto impazza, passa sotto traccia, invece, il fallimento imminente dell’ATAC di Roma:  1, 5 miliardi di euro di debiti !! Chi i responsabili? E chi pagherà? Alla piazza l’ardua sentenza.

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