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Monastero di S. Chiara, monumenti funebri di Carlo d’Angiò e Maria Valois, e vestibolo, Napoli giugno 2018

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Fotografia & Arti visive

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Basilica di S.Chiara, terme romane, Napoli giugno 2018

La basilica (1310 circa) fu molto danneggiata durante i bombardamenti della 2a guerra mondiale(1943). Tuttavia ciò condizionò la distruzione delle sovrastrutture barocche apposte nella metà del 1700 e il successivo ripristino dello stile gotico originario, nonché il rinvenimento delle terme romane di Napoli (I secolo)

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Nikon DP

Chiesa di S.Ferdinando, Napoli giugno 2018

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Storie

✍️ faccia a faccia

Apsej era il peggiore dei tre. Tubercolosi, malaria e dissenteria riuscivano, ogni giorno, a sfoltire i ranghi. Lasciando alle torture il compito di provvedere alle eccedenze contingenti ovvero di rendere il decorso clinico più articolato ed eccitante per gli aguzzini. Il cui comandante, sia pure con metodi diversi, sperava di eguagliare la fama di suo cugino, il plenipotenziario del Re che, con determinata e lucida ferocia, stava diserbando l’intero meridione appena annesso.

Il campo, un conglomerato di baracche marce affondate nel fango e perennemente avviluppato dalla nebbia e da miliardi di zanzare fameliche, serviva dunque, come gli altri due, per sterminare coloro che, per motivi ignoti quanto incomprensibili, erano riusciti a scansare la baionetta o la forca del plenipotenziario e del suo socio, altrettanto spietato, con la camicia rossa. Uomini e donne le cui teste non avrebbero trovato nemmeno il giusto riposo poiché destinate ai tavoli anatomici, a subire ulteriore oltraggio nel nome dell’inoppugnabile principio che i lineamenti dei volti  esprimessero in modo inequivocabile la loro indole criminale e riottosa. 

Il vero amore è assai raro e colpisce a suo insindacabile giudizio solo pochissimi eletti. Lasciando alla massa, al resto, briciole rafferme e insipidi surrogati, acciocché possa cullarsi in illusioni speculative ovvero accontentarsi di una compagnia, spesso nemmeno buona. 

Vincenzo fu catturato all’alba, mentre stava curando il suo campo di cardi. Sorpreso da una pattuglia di camicie rosse che, in quell’omone corvino, barbuto e poderoso, intravidero un indomabile ribelle. Un brigante. Mentre lo trascinavano al vicino accampamento regio, non senza insulti e percosse, Vincenzo constatò, attonito, che quell’accozzaglia eterogenea di avanzi di galera manifestamente attestava che la sua terra stava passando solo di mano, e di male in peggio. 

La prigionia fu lunga quanto dura. Più di quanto aveva immaginato. E più e più volte credette di essere giunto alla fine. Se non avesse avuto la sua Melina nel cuore e nella mente di certo non avrebbe mai trovato la forza per reagire, per rialzarsi, per resistere. Per continuare a sperare. 

L’irrazionale emerge impetuoso nelle grandi difficoltà, nei momenti più bui e tempestosi. Sommergendo cultura e convinzioni che sembravano solide come roccia. Ovvero prende il sopravvento a dispetto di ogni ineluttabilità derivante dalla vita. Cristo, dunque, con sua madre e coi suoi santi, e ogni altro succedaneo possibile e immaginabile, dai tarocchi alle stelle passando per l’amore, divengono appiglio fondamentale per i naufraghi. Salvagenti.

La dismissione di tutti i campi di concentramento, per esaurimento scorte a 5 anni anni dalla fagocitosi, condizionò la liberazione dei pochi e malridotti superstiti. Cadaveri ambulanti che presto, di certo, sarebbero diventati concime occasionale. Vincenzo, la cui fibra continuava a reggere, vagò per mesi fra terre ignote e occhi sconosciuti. Non tutti ostili, per sua fortuna. Cosicché, riemerso dalla fossa, risorto per miracolo e per amore, si rimise pimpante in cammino verso casa. Impaziente e raggiante.

Giusto per un mero capriccio del caso, bussola della vita, fu proprio a pochi chilometri da Apsej, sulle rive del grande fiume, che Melina si sistemò con un affabulatore graduato della regia guardia. Convinta di aver finalmente trovato il grande amore, grazie a Dio.

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Parco ( con gazebo), Real Tenuta di Carditello, maggio 2018

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