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Sagrestia del Vasari, Chiesa di S. Anna dei Lombardi, Napoli novembre 2017

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Fotografia & Arti visive

∞ O149

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Napoli, Cripta della Chiesa dei SS. Filippo e Giacomo, luglio 2017

 

Nell’arco temporale compreso fra il 1580 e il 1630 l’arte della seta napoletana (dal baco al manufatto finito) raggiunse eccellenza internazionale. Tessitori e mercanti, uniti nella Corporazione dell’arte della Seta, fecero della Chiesa dei SS. Filippo e Giacomo la loro sede privilegiata.  Le orfane dei consociati (” e figgliole da seta”), acciocché non si perdessero nella strada, venivano accolte in tale struttura, in regime di clausura fino alla maggiore età. Quando, cioè, illibate e istruite nell’arte sartoriale, erano pronte al matrimonio (naturalmente combinato e, di solito, con membri dell’aristocrazia). L’illibatezza era requisito fondamentale per l’accoglienza, tant’è che pur decenni o dodicenni, le ragazze dovevano superare l’esame ginecologico per essere ammesse. La cripta di cui in foto raccoglie le loro spoglie.

Fotografia & Arti visive

∞ Le figliole della seta

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Napoli, Basilica di S.Domenico Maggiore, ottobre 2014

Fotografia & Arti visive

∞ O55

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Napoli, complesso monumentale Regina Coeli, refettorio, ottobre 2016

La chiesa, con annessi e connessi (chiostro, segrete, farmacia, cimitero, foresterie), “nasce” in sostanza nel 1590, quando le suore lateranensi s’insediano nel palazzo dei Montalto (nobili normanni) sulla collinetta di Caponapoli (più o meno la zona a ridosso dell’attuale piazza Cavour). Dopo varie strutturazioni e ristrutturazioni operate da eminenti architetti dell’epoca, nel  1812 le laterarnensi devono (Murat) lasciare il posto alle figlie della Carità di Giovanna Antida Thouret da Besancon.

Di stile barocco-rinascimentale ospita alcune pregevoli opere del Giordano, del Vaccaro e dello Stanzione. E un edificio scolastico paritario comprensivo di materna, elementare e media.

Varcata la soglia si respira aria di giardino e fiori, e di meditazione, ispirata dal silenzio inaspettato, quasi miracoloso. Appena fuori, infatti, di pochi centimetri,  si ripiomba nel baccano infernale della vita quotidiana e delle sue frenesie.

Il posto, insomma, è ameno, come per tanti similari e analoghi protetti dall’editto Gasparri-Mussolini, più che mai vivo e vegeto.

Nel refettorio trasuda l’immensa carità di cui è pregno il monastero.

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∞ O105

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IMG_0090Napoli, Chiesa di S.Pietro a Maiella (~1300 )

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∞ 0103

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