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Napoli, Basilica di S.Domenico Maggiore, ottobre 2014

Fotografia & Arti visive

∞ O55

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Napoli, complesso monumentale Regina Coeli, refettorio, ottobre 2016

La chiesa, con annessi e connessi (chiostro, segrete, farmacia, cimitero, foresterie), “nasce” in sostanza nel 1590, quando le suore lateranensi s’insediano nel palazzo dei Montalto (nobili normanni) sulla collinetta di Caponapoli (più o meno la zona a ridosso dell’attuale piazza Cavour). Dopo varie strutturazioni e ristrutturazioni operate da eminenti architetti dell’epoca, nel  1812 le laterarnensi devono (Murat) lasciare il posto alle figlie della Carità di Giovanna Antida Thouret da Besancon.

Di stile barocco-rinascimentale ospita alcune pregevoli opere del Giordano, del Vaccaro e dello Stanzione. E un edificio scolastico paritario comprensivo di materna, elementare e media.

Varcata la soglia si respira aria di giardino e fiori, e di meditazione, ispirata dal silenzio inaspettato, quasi miracoloso. Appena fuori, infatti, di pochi centimetri,  si ripiomba nel baccano infernale della vita quotidiana e delle sue frenesie.

Il posto, insomma, è ameno, come per tanti similari e analoghi protetti dall’editto Gasparri-Mussolini, più che mai vivo e vegeto.

Nel refettorio trasuda l’immensa carità di cui è pregno il monastero.

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∞ O105

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IMG_0090Napoli, Chiesa di S.Pietro a Maiella (~1300 )

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∞ 0103

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Storie

✍️la terza moglie

Unknown

Non c’era verso. 6-7 minuti al massimo e le palpebre crollavano inesorabilmente catapultandolo in un’altra dimensione, una sorta di limbo nebbioso e profumato in cui galleggiavano, non sempre rassicuranti, figure sfocate e deformate di solito mute. In questo stato onirico, se non allucinatorio, rimaneva piacevolmente sospeso per un tempo indefinito sino a che la madre, stanca di tenerlo in grembo, interrompendo per un attimo le sue giaculatorie, lo riportava al mondo con un deciso strattone. Precedendo, quasi sempre, l’energica scampanellata di suor Assunta che appariva dal nulla nell’abside alle spalle del sacerdote, frusciante col suo copricapo dalle alate falde. Don Alfonso, allo stormire della monaca, accelerava all’inverosimile la sua consunta omelia, ponendovi fine in modo brusco, con parole biascicate, ancor più incomprensibili. E il chierico, uno scugnizzo dal moccolo stampato e dai capelli spettinati e neri come il carbone, si liberava all’istante del turibolo e della tarcisiana, eclissandosi nella sagrestia per andare chissà dove. Insomma suor Assunta era il metronomo della liturgia, colei che insindacabilmente poneva fine alle chiacchiere, annullando l’effetto lisergico dell’incenso in uno con la soporifera litania del prete.

 

Il rientro a casa, mano nella mano, con o senza fretta a seconda della presenza o dell’assenza del padre, in angustie per la cena, poteva essere compiuto solo dopo una breve sosta al banchetto delle caldarroste o, d’estate, delle pannocchie. Quale premio all’accondiscendenza.

 

La sfrontata esuberanza sessuale della moglie lo prostrava sistematicamente. Già dilaniato dai sensi di colpa per la supremazia derivante dal possedere uno strumento di penetrazione e per l’impurità comunque dell’atto copulatorio, non riusciva proprio a capacitarsi come l’oggetto del desiderio potesse sentirsi soggetto attivo ed esente da qualsiasi remora. Il suo disprezzo lievitò lento ma inesorabile, sino  a diventare schifo. Insomma si accoppiava per lussuria punitiva, evitando, per quanto possibile, le variazioni al tema che quella donnaccia proponeva e pretendeva. Se non fosse stato bloccato dal santo vincolo del matrimonio si sarebbe di certo liberato di quel demonio avvezzo al peccato. Invece vi concepì anche un figlio, per un estremo tentativo di redenzione più che per dare il giusto e sacro significato alla fornicazione. La moglie, il cui intuito e la cui intelligenza non difettavano minimamente, stufatasi di quell’individuo strano e inaccessibile, sfuggente quanto viscido bacchettone, non sprecò altro tempo. Alla luce del bambino sparì nottetempo e non se ne seppe più nulla, di entrambi.

 

Il soggiorno dalla madre, durante il quale riacciuffò gli aromi del passato, il calore della protezione, non ebbe lunga durata. La vecchia, stanca e acciaccata ma ancora vispa, trovò infatti l’uovo di colombo nella vedova della porta accanto. Morigerata, senza prole e a portata di mano. L’ideale, quindi, per dare una sistemata a quel bravo figlio, senza perderlo di vista. Pronta a intervenire. Presente.

 

Il corteggiamento fu breve quanto ipocrita. Entrambi, infatti, sapevano che quella loro storia non era che un contratto. Una panacea alla solitudine. Un’ottemperanza alle convenienze borghesi. Così in capo a pochi mesi fu celebrato il matrimonio, con una cerimonia idonea all’occhio vigile della gente. Pacchiana abbastanza da tentare di attenuare critiche e motteggi.

 

La prima notte fu tempestosa, quanto sorprendente. Atterrito e sorpreso, soggiacque ai colpi possenti e irresistibili delle tante virtù che la donna esplicitò dopo una breve fase di timidi preliminari di studio. E, pur meditabondo e preoccupato per le sconcezze inusuali, ribatté senza sfigurare, senza temere i confronti con la buonanima. La battaglia si protrasse per ore con lei sempre al comando e lui che la seguiva docile, coinvolto ma deluso. Fu però alla fine, la vera sorpresa. Quando, con lacrime sgorganti, la donna gli prese le mani invitandolo, in ginocchio sul letto, alla preghiera, affinché il Signore potesse compatire e perdonare l’inconsistenza della carne e le sue sozzure. E ridare allo spirito forza e vigore per la resurrezione. Con i due pater noster a concludere la fase penitenziale, la sua mente fu sollevata da ogni cruccio: quella donna era una vera santa! Chiese così perdono a Dio, in silenzio, per averla malgiudicata. Ringraziandolo per la sua infinita misericordia e per aver folgorato sua madre, quale premio alla sua antica e imperitura devozione.

Staccato l’orecchio dalla parete la vecchia, sgranando il rosario, si diresse sollevata verso l’inginocchiatoio ai piedi del crocefisso e di sua madre in una versione velata e con ermellino: a testa  bassa e senza mai alzarsi per l’intera giornata le sue giaculatorie non furono interrotte da nessuno.

 

 

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S.Giuseppe dei Ruffo, Napoli ottobre 2014

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∞ O61

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