Storie

✍️ la busta verde

L’ingordigia dell’erario, già maligna nella misura in cui è poderosa solo con chi non può difendersi, addiviene a perfidia nella fase di esazione. Laddove una miriade di inezie e cavilli, perlopiù formali, diventano ostacoli insormontabili. Sadici trastulli per ottusi burocrati acciocché i malcapitati abbiano a sputare sangue, oltre che soldi.

Reduce, dunque, da una mattinata infernale passata nei meandri di polverosi e puzzolenti uffici dislocati in ogni dove, rimpallato da una sfinge all’altra, vagò ramengo nella speranza di stemperare le tensioni accumulate.  Sino a ritrovarsi, all’improvviso, sulla litoranea, nel tratto che inizia a inerpicarsi sulla collina residenziale convertendosi in panoramica. 

Nonostante i molti chilometri percorsi, a lento passo e godendo della vista del mare e del frizzante libecciolo, si sentiva ancora sconvolto e privo di forze per la dura battaglia che l’aveva coinvolto suo malgrado, e per le pretestuose ammende che avevano fatto esorbitare la dazione. 

Fu così, mentre ancora stentava a digerire i rospi ingoiati, che s’imbatté in sua moglie. Sulla spiaggia proprio sotto di lui, a venti metri dal muretto da cui si era appena sporto per rimirare la scena balneare. Distesa e in estasi, coperta da un uomo e da un asciugamano. Incredibilmente impegnata a fare sesso, a dispetto del luogo pubblico, dei bambini vocianti tutt’attorno, e della sua età attempata.

Il primo impulso fu omicida. Divelta la gamba di una sedia sgangherata dal vicino cumulo di spazzatura, si diresse spedito verso l’ingresso del lido anche se, in quei pochi metri, s’accorse d’aver già perso spinta. Determinazione. Perciò non si meravigliò affatto se, una volta ivi giunto, non l’oltrepassò. 

Liberatosi del pezzo di legno, lanciandolo laddove l’aveva raccolto, si piazzò sul muretto di contenimento e rimase per un bel po’ a osservare le gesta degli amanti. Meditando sul da farsi e sull’identità dello stallone, per quel poteva importare.

L’improvvisa e inattesa irruzione di un plotone di nuvole nerastre, rabbuiò una giornata già nata amara. Una giornata che stava per spalancare le porte alla legge, le cui mille e più facce sarebbero state oggetto di congetture, interpretazioni e concioni per legulei e giusdicenti. Plastilina da modellare e rimodellare a loro esclusivo uso e consumo, per anni e anni. Un’odissea infinita da cui sarebbe uscito prostrato, perdente e povero.

Meglio calpestare dignità e orgoglio, pensò rientrando a casa, che finire sotto i ponti della tangenziale. Si preparò, pertanto, a un bel sorriso di convenienza e a un bacio di bentornato. Coi groppi in gola che andavano su e giù, senza posa nel  mentre evaporava il romitorio dell’arcipelago delle Andamane.

La sua signora ebbe modo di ripensare molte volte a quella sera, anche sulla spiaggia e sotto coperta. Al profluvio di lacrime che sgorgò impetuoso quanto inconsolabile sul volto del marito alla consegna di quella busta verde che aveva trovato nella cassetta delle lettere rincasando. Evidentemente, concluse, era stata fin troppo generosa nel considerarlo solo un povero fallito. E seppellì il rovello nella sabbia ardente. 

 

 

 

 

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Storie

✍ oltre il confine

 

L’ignaro viandante che, risalendo la via Santa Lucia, spinto dalla curiosità, volesse inoltrarsi nel dedalo di vicoli che si dipanano verso l’entroterra, non rimarrebbe affatto deluso. Si troverebbe, infatti, immediatamente immerso e perso in una folla brulicante e in un guazzabuglio di urla, schiamazzi e afrori, e non potrebbe fare altro che lasciarsi trasportare senza opporre alcuna  resistenza. Rapito da una baraonda di attività disparate a lui perlopiù sconosciute, e dagli umori degli sciamannati autoctoni che, disperdendosi agevolmente a dispetto dell’intrico dei budelli, raggiungono chiunque e dovunque. Non vi sono segreti in quel conglomerato di tuguri, scuri e scrostati, che si affastellano senza soluzione di continuità e che formano l’antico borgo marinaro del pallonetto. Il mare, un tempo incline a lambire i primi casamenti e a spargere benefica brezza salmastra, è scomparso a valle. Risucchiato e conquistato dall’opulenza della gente perbene, dalle facciate linde e sontuose, dalle terrazze infiorate. 

Seduta sul muretto del lungomare, una giovane donna è stata per ore sotto il sole, e al cospetto del mare, il suo mare. Lo stesso in cui, da piccola, si divertiva a bagnarsi i piedi o a scalfire coi sassi, non appena varcata la soglia del basso.  Uno fra i tanti che intarsiano i tuguri del pallonetto e che, pur nella loro angustia, riescono ad accogliere tutto. Non è stata colpa sua se si è dovuto arrendere. È stata la protervia dei progresso a farlo arretrare, apponendo barriere invalicabili nel mezzo per impedirgli di poter tornare indietro. Ma non certo a soffocarne il canto.

Ripresosi il mare, dunque, la giovane donna, impregnata di salsedine, si accinge a oltrepassare il confine tra il dabbene e il reietto, per tornare a casa. A passo svelto si districa indifferente tra le lamiere che surriscaldano l’asfalto della strada maestra, laddove un tempo era risacca. E, in un lampo, caracolla felice fra i vicoli che conosce a menadito, come le asperità dei basoli su cui poggia lieve i piedi scalzi.

Il marito e i figli della donna stanno per sedersi a tavola. È domenica, una come tante, e a quell’ora il profumo del ragù si è già espanso per l’intero basso. Perciò allunga ancor più il passo, anzi vola, perché non può più tardare. Non è mai mancata. 

Scorda sempre che i commensali non iniziano senza di lei, non prendono posto sino a che non sono presenti tutti, sino a che la porta non si spalanchi, vinta da una folata impregnata di salsedine.

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Portici (NA), maggio 2017: Capri dal Palazzo Reale

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Litorale flegreo con isola d’Ischia. Veduta da Cuma, febbraio 2017

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IMG_0286Napoli, marzo 2016

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