‚úćūüŹĺquasi quasi le rid√≤ il saluto

 

Olympus Digital Camera

Giancarlo √® in pensione da poco, meno di un mese. E se da un lato apprezza l’ebbrezza della libert√†, del dolce far nulla, dall’altro accusa d’un botto il peso degli anni. Come se, tenuti a bada dal¬†lavoro, si fossero vendicati piombandogli addosso d’un colpo. Cos√¨,¬†dunque, al trentunesimo giorno si¬†sente immalinconito e sfinito,¬†dacch√© anche lo specchio gli restituisce un’immagine imbiancata e¬†raggrinzita che, fino a poco tempo prima, era invece arzilla e tonica.¬†

Preso atto, dunque, dell’inizio della fine si siede sulla poltrona da lettura, gi√† improntata dal suo corpo, e riflette sul da farsi, su come andare avanti. Bench√© sbagli, ¬†rimpianti ¬†e rimorsi si siano anch’essi dati immediatamente da fare per fiaccarne le energie, lo spirito. La¬†mente,¬†impegnata in allucinanti viaggi a ritroso sembra rifiutarsi di fare altro, obbligandolo a fare i conti¬†col passato, continuamente. Scaricandogli addosso, ad ogni tappa, quintali di sensi di colpa.¬†

Di certo non √® stato un buon marito. Sposatosi¬†perch√© cos√¨ fan tutti, ha elargito ascolto e¬†attenzioni al minimo sindacale, forse per carattere. Probabilmente¬†perch√© senza amore. Commettendo, cos√¨, anche il delitto di mettere al mondo due nuovi esseri¬†umani. Giulia nonostante tutto, nonostante fosse consapevole della sua sostanziale indifferenza, l’ha lasciato solo quando il Padreterno ha deciso per lei. Forse impietositosi dei suoi sforzi, vani, e della sua rassegnazione.¬†

Come padre, non è stato da meno. Assente, o distante, ha lasciato le redini sciolte, cosicché i ragazzi, in pratica, si sono sollevati da soli e grazie alla madre, con tutti i risvolti negativi di una educazione sbilanciata. Anche ora, da grandi e alle prese coi loro di errori, non mancano occasioni per rammentargli come  si  sentissero  invisibili ai suoi occhi. 

Pigro e incostante, ha sperperato la sua intelligenza, il suo ¬†bagaglio, enorme, culturale, utilizzandoli poco e male. A tratti, a fiammate sino a che non si sono atrofizzati. Negli ultimi anni, campava praticamente di rendita, di mestiere. Sempre con la testa altrove, ma dove? Sempre in attesa di qualcosa, ma cosa? Sempre a inseguire sogni, ma quali? Sempre a sperare di fuggire via senza mai aver avuto il coraggio di andare oltre le quattro mura di casa, o di¬†affrontare se stesso. Sempre concentrato sul¬†proprio corpo,¬†attanagliato dai capricci dell’intestino e della prostata. Sempre a ripetere¬†le stesse impulsive idiozie, a dispetto dell’esperienza.¬†Sempre controllato, misurato, attento a non sgarrare, nelle emozioni come nello stile di vita. Per¬†dimostrare cosa? Nell’attesa di cosa? Di tempi e manne miracolosi? Di unanimi consensi? Della principessa azzurra? Del bussare alla porta dei sogni senza invito? Una malinconica insoddisfazione latente che gli aveva impedito di apprezzare ci√≤ che era, cosa aveva fatto e chi gli stava intorno.¬†

Se tutto ciò significava egoismo, allora anche come egoista aveva fallito. Poiché di certo non aveva perseguito alcun benessere, men che mai era stato felice.

Lo scroscio della pip√¨, e a seguire, quello pi√Ļ imponente dello sciacquone della zitella del piano di sopra, gli rammentano che √® la controra. Momento in cui¬†puntualmente la povera donna vuota la sua vescica, ignara della spessore non isolante delle pareti moderne. Divisorio, per√≤, quanto basta per mantenere distanti solitudini e silenzi diversi ma uguali.¬†

Di tempo, dunque, ancora ce ne sarebbe. Deve, dunque, abbandonare l’isolamento in cui si √® rinchiuso, non senza vantaggi, e d’istinto, solo d’istinto, riprendere a salutare la vita. Sempre che sia ancora disposta a ricambiarlo, il saluto.

 

 

 

 

 

 

 

‚úćūüŹĺ il sogno di una vita

Steso sul pagliericcio, sotto la tenda, pass√≤ l’intera giornata a pensare. Nascondendosi cos√¨ alle abituali corv√©e mai prima disattese.  Ma oramai non aveva alcuna importanza, pi√Ļ niente aveva importanza, poich√© l’abisso lo aspettava a fauci spalancate.

Solo un miracolo avrebbe potuto salvarlo dall’inevitabile. Gli assalti alla baionetta si susseguivano, ormai, senza posa e presto o tardi sarebbe stato infilzato come un tordo. La battaglia era ormai persa. La guerra era persa e, seppur con altri colori, tutto sarebbe stato come prima, se non addirittura peggio. Una inutile, crudele mattanza di disgraziati.

Sentiva, in cuor suo, di avere le ore contate. Le ultime di quella vita in cui era stato catapultato senza averne fatto richiesta,  per eseguire e tramandare, pedissequamente, regole e consuetudini stabilite da altri chiss√† quando. Sprecando gli anni, seppellendo il tempo migliore. 

Su questa strada da altri tracciata, dunque, nulla aveva fatto per cambiarne il percorso. Attanagliato dal timore di pensare e camminare con la propria testa, di dover affrontare scelte e conseguenze, di gioire e  soffrire. Senza aver vissuto, in sostanza. Persino nei sentimenti s’era fatto guidare dal buon senso e dagli schemi predefiniti. Se Assunta, dunque, non fosse stata di buona famiglia e docilmente consapevole dei suoi doveri, se non fosse stata aggraziata nel corpo, probabilmente l’avrebbe scartata.

Non aveva, dunque, scampo. Nessuna speranza di poter essere ricordato e rivivere almeno nel ricordo di sua moglie e dei suoi figli. Al pi√Ļ la sua solita immagine sbiadita, dopo aver occupato le loro esistenze, avrebbe invaso sgradevolmente i loro sogni. Forziere inespugnabile di tutti in ricordi.

Qualche lontano colpo di cannone, e lo scrosciare insistente della pioggia lo distrassero per qualche minuto. Si affacci√≤ giusto un attimo per constatare quanto il cielo fosse cupo, come il suo animo, e foriero di calamit√†. 

Nell’avanzare verso il nemico, il giorno seguente, sotto uno splendido cielo terso e assolato, a dileggio della stoltezza degli astanti, stranamente si sent√¨ sereno, svuotato di ogni emozione e pensieri. Leggero, dunque, e pronto ad affrontare con grande determinazione il suo destino.

Dopo un lungo ed estenuante viaggio, impolverato da capo a piedi, raggiunse finalmente il sentiero che l’avrebbe riportato a casa. Il cuore, che d’improvviso gli balz√≤ in gola battendo furiosamente, e la stanchezza, che gli piomb√≤ addosso come un macigno, lo costrinsero a fermarsi. A riposare qualche minuto.  Si stese, perci√≤, su un mucchio di sterpaglie nel vicino sottobosco e, in un attimo, si ritrov√≤ protagonista di un sogno. Talmente bello che non ne sarebbe pi√Ļ uscito.

 

‚úćÔłŹ fa che non sia vero

 

Fendendo a passo svelto lo spazio urbano, urtando così con la testa il vento contrario, aveva girato quasi tutta la città alla ricerca dello scomparso, angustiandosi su dove potesse essersi cacciato, e perché. 

Da tre giorni non aveva pi√Ļ sue notizie, sparito nel nulla da un momento all’altro. Eppure non gli sembrava di aver colto segni di turbamenti o insoddisfazioni di sorta,¬†n√©¬†ricordava di aver preteso chiss√† che o aver fatto niente di diverso dal solito. Sebbene non potesse negare a se stessa un’impoverimento comunicativo, oltre ¬†che di contatto. Una sorta di rifiuto per colui che, negli¬†ultimi tempi, sembrava una persona diversa o poco incline all’ascolto, refrattario ormai ad ulteriori cambiamenti. ¬†Improbabile, conoscendolo bene, ma non impossibile l’ipotesi che si fosse eclissato tra braccia nuove e pi√Ļ appetitose. Tutti gli uomini, in fondo, sono difetti della natura, animali incipriati di civilt√†.¬†

Se l’avversione fosse insorta da tempo, e covava in silenzio dunque, ovvero fosse insorta acutamente, non avrebbe saputo rispondere. Di fatto una mattina s’alz√≤ e il letto gli apparve¬†occupato da un’estranea addormentata. Quel magnifico corpo che, sino a qualche ora prima, lo aveva ancora conturbato, ora gli appariva privo di qualsiasi interesse. Un’orpello, ormai, colpevole di aver spento in lui ogni entusiasmo. Con la negazione e la rarefazione estrema dell’intimit√†, il sesso era diventato sempre pi√Ļ fonte di tensioni e¬†recriminazioni, e non pi√Ļ di gioia. Fonte (o frutto ?) di¬†silenzi letiferi e parole vacue.

In ogni caso senza gioia qualsiasi sentimento soccombe.

Perci√≤, fattosi anima e coraggio prese le sue scarne salmerie e, in punta di piedi, varc√≤ quell’uscio per l’ultima volta.

La vita √® troppo¬†preziosa e breve per essere sprecata. Doveva recuperare tutto quel tempo perso ad accontentarsi di una storia ormai spenta, irrimediabilmente. Doveva osare, di nuovo, e nonostante l’et√†.¬†Non si vive veramente se non si rischia, se non si osa. E s’invecchia solo se si vive da vecchi.

L’ardore e gli ideali che rumoreggiavano da un nutrito gruppo di uomini nei pressi del porto, tutti con addosso una camicia rossa, lo attrasse violentemente. Dacch√© invece di prendere il bastimento per le Americhe, dove aveva deciso di emigrare, si un√¨ a quei temerari pronti ad affrontare il periglio di un lungo viaggio, pronti ad affrontare la morte pur di liberare gli¬†oppressi dalla tirannia in quell’isola lontana.¬†

Una volta salito sul barcone, ¬†per√≤, l’istinto cominci√≤ a fargli notare che quegli ardimentosi, ¬†sia quelli con brutte facce, veri pendagli da forca, sia quelli di bell’aspetto, esprimevano tutti gli stessi brutti pensieri, palesemente loschi, francamente delittuosi. Gaglioffi impazienti di agire, di menar le mani, di versare sangue. L’istinto,¬†perci√≤, ¬†vista la sua ritrosia, si mise ad ¬†urlare a squarciagola¬†acciocch√©¬†ridiscendesse a terra e riprendesse la via di casa senza perder altro tempo. E rimediare, al contempo, ¬†anche all’altro grande errore della giornata.¬†

Ma lui non volle  prestargli ascolto, come altre volte. Nè ebbe modo di verificare se avesse fatto bene o no poiché, appena sbarcato, fu uno dei primi a cadere sotto il fuoco nemico.

 

‚úćÔłŹ chi pur ieri cantava

Se all’epoca, in quella fase della vita in cui buona parte dei sogni sono solo occulte velleit√†, gli avessero detto come sarebbe andata a finire, avrebbe riso di gusto. Sganasciato, persino, e anche a lungo. Poich√© impossibile potesse finire tra le fila di coloro le cui sembianze o carattere preannunciavano un’esistenza grama e un’avvenire scialbo. Figuranti da schernire, appunto. 

Il brillante studente, dunque, sempre curato nell’aspetto e convinto di far del mondo un sol boccone, procedette con lena senza preoccuparsi dell’uomo e convinto di asservire il contesto, come se tutto dovesse dipendere esclusivamente dalla sue doti, e dal favore che il destino riserva ai volitivi, agli scaltri. Ai vincenti, insomma. 

A testa bassa e coi paraocchi, quindi, procedette lungo la sua strada fino a raggiungere la prima meta prefissa. Sorretto dalla gioiosa certezza di un futuro radioso. Perci√≤, chi l’avesse osservato, a quel tempo, avrebbe di certo visto il volto estasiato dell’onnipotenza.

Come tutti, non appena ne ebbe l’opportunit√†, fece come tutti: si spos√≤. Per chiudere il cerchio della consuetudine propedeutica alla realizzazione . Solo che aveva fatto i conti senza l’oste. Il matrimonio si rivel√≤ un errore madornale quanto incomprensibile e, di fatto, dalle bombe di quella guerra  nacque un individuo stremato da insanabili incompatibilit√†, privato della serenit√† e ingobbito nel vano quanto inutile tentativo di sorreggere quel peso spropositato, intollerabile a cui non poco aveva contribuito, e a cui non era preparato. Come tutti, allora, fece come tutti. E,  nel mentre sprofondava in grotteschi compromessi con lo stomaco pieno di rospi per salvare le apparenze, si gett√≤ tra le braccia di un’amante parimenti disperata, fingendo di andare avanti e di ritrovare nuova linfa. Ma, alla lunga, si rese conto di aver ingarbugliato ancor pi√Ļ la matassa, ficcandosi in un ginepraio, in un labirinto senza uscita. Chi l’avesse visto, perci√≤, non avrebbe di certo faticato nel riconoscere, e  d’acchito, le sembianze di uno spettro. 

Dopo aver solo galleggiato, dunque, raggiunse malconcio il traguardo della quiescenza. Oltrepassandolo incartapecorito e incarognito dall’et√†, dal tempo sprecato e dalle illusioni perdute. Chi l’avesse incrociato, in quell’epoca, non l’avrebbe proprio notato, poich√© ormai inesistente.

Nonostante ci√≤, nonostante non avesse pi√Ļ niente da fare, da dire o sperare, riusc√¨ (non si sa come e con chi) a trovare ancora compagnia. A sprecare ancora, tormentato negli alibi e inferocito col destino. Chi l’avesse osservato, anche distrattamente, mentre ciondolava da una panchina all’altra rimembrando gli scherniti e gli scherni,  a stento reggendosi in piedi,  non avrebbe potuto che provarne piet√† o l’avrebbe schernito. 

Chi invece ebbe la possibilit√† di vederlo allorch√© si fu liberato del corpo, ormai solo orpello, non pot√© non notare la caratteristica baldanza della sicumera. 

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